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Perché Ang Lee ha accettato la regia di Gemini Man?

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La risposta in un'intervista del regista a Variety e in una featurette che presenta il thriller sci-fi prodotto da Bruckheimer con Will Smith che combatte contro... sé stesso.

Una foto di Ang Lee sul set del film Gemini Man con Will Smith Paramount Pictures

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Dopo aver diretto di tutto, dal family drama Tempesta di ghiaccio al sottovalutato Billy Lynn passando per Hulk, I segreti di Brokeback Mountain e Vita di Pi, Ang Lee approda al thriller fantascientifico. Come ha fatto John Woo a Hollywood (magari con la speranza di non fare la sua stessa fine), il regista taiwanese ha accettato di dirigere Gemini Man, film prodotto da Jerry Bruckheimer e basato su una sceneggiatura che circolava a lungo tra gli uffici delle major.

A un certo punto sembrava l'avrebbe adattata addirittura il compianto Tony Scott, poi il copione è passato per le mani di Curtis Hanson e Joe Carnahan ed è finito in quelle di David Benioff (già, proprio lui: il contestato showrunner di Game of Thrones), Billy Ray e Darren Lemke. Nel corso degli anni persino gli attori considerati per il ruolo del protagonista sono stati tantissimi: Harrison Ford, Mel Gibson, persino Clint Eastwood e Sean Connery.

Ci ha pensato Bruckheimer a chiudere i giochi individuando la star perfetta per questo progetto: Will Smith. Willy il superfico di Bel-Air è diventato così Henry Brogan, ovvero un killer d'élite ormai di mezza età che deve affrontare un pericolosissimo nemico: il proprio clone, ma di 25 anni più giovane.

Un primo piano di Will Smith nel film Gemini ManHDParamount Pictures
I "due" Will Smith in Gemini Man

Subito dopo il lancio del trailer, sono stati in molti a chiedersi perché Lee, reduce da un war movie complesso come Billy Lynn, abbia optato per Gemini Man. Di sicuro non per le esplosioni e le linee di fuoco. Il diretto interessato ha risposto in prima persona in un'intervista concessa a Variety: il motivo per cui è approdato a questo film è la volontà di sperimentare ancora una volta con il cinema digitale, le tecnologie all'avanguardia, gli High Frame Rates (i 120 fotogrammi al secondo) e il 3D+ con risoluzione 4K.

Credo in questa tecnologia. È un nuovo medium ed è pieno di potenzialità. È un nuovo linguaggio. Se non sarò io, se ne accorgerà qualcun altro.

L'obiettivo di Lee è quello di far provare agli spettatori un'esperienza coinvolgente ed immersiva. Nel caso specifico di Gemini Man, con sequenze d'azione iperrealiste, "tattili" e "viscerali", che consentiranno al pubblico di "sentire" i colpi di pistola o le fughe in moto.

Girare con queste tecniche ha richiesto più piani sequenza e un lavoro più fisico agli attori (nel cast ci sono anche Mary Elizabeth Winstead, Clive Owen e Benedict Wong). Inoltre, per "ringiovanire" Smith, il team che ha curato gli effetti ha lavorato su immagini dell'attore ai tempi di Bad Boys e 6 gradi di separazione.

A quei tempi, Will non interpretava ruoli come questo. Nella sit-com Willy, il principe di Bel Air, era un ragazzo spavaldo e spensierato, qui invece è un tipo piuttosto malinconico.

Smith si è affidato al suo regista e si è prestato completamente alla parte, come dimostra questa featurette del film.

Una sfida difficilissima, che Lee ha abbracciato con filosofia e spirito di scoperta continua.

La curiosità ha superato le mie paure. So che sarà dura. Sto per prendere tanti colpi, ma vado a combattere e significa che sarò da solo per molto tempo. Continuerò ad esplorare perché voglio vedere che tipo di storie possiamo raccontare.

Gemini Man sarà nelle nostre sale dal 10 ottobre 2019: riuscirà davvero a portare il cinema nel 21esimo secolo?

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