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I dipendenti Google ascoltano e trascrivono le conversazioni con Google Assistant

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Dal Belgio la scottante verità su Google Assistant. Alle orecchie dei dipendenti di Big G non giungono solo le conversazioni con l'assistente virtuale, ma anche registrazioni casuali.

Immagine promozionale di Google Home Mini Google

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L'avvento degli smart speaker, il cui punto di forza è l'integrazione di assistenti virtuali come Siri, Alexa e Google Assistant, ha portato con sé dubbi e incertezze. L'acquisto e l'utilizzo di un dispositivo di questa categoria mette in pericolo la privacy? Gli assistenti virtuali ascoltano solo quando interpellati o la raccolta di informazioni è costante e senza limiti? Gli studi per cercare di rispondere a queste domande hanno rivelato scottanti verità, come quella divulgata di VRT NWS.

L'emittente belga ha confermato voci di corridoio che circolano ormai da anni: alcuni dipendenti Google ascoltano e trascrivono le conversazioni tra gli utenti e l'assistente integrato non solo in smartphone e tablet, ma anche nei dispositivi Home e Nest. Tali persone hanno accesso a informazioni sensibili sui consumatori, come nomi, indirizzi e dettagli sulle vita privata, ma l'aspetto più inquietante di questa scoperta è che le clip audio vengono spesso registrate accidentalmente.

Google Home e il logo di Google AssistantHDGoogle

Di norma, per interagire con un assistente virtuale è necessario pronunciare un preciso comando come "Ehi Google" o "Ok Google", ma a quanto pare i dispositivi che ospitano l'assistente virtuale del colosso di Mountain View registrano anche quando l'utente non comunica direttamente con il device, quindi con l'AI. Ciò si significa che anche conversazioni private potrebbero giungere alle cuffie dei dipendenti Google. Qualcuno direbbe che siamo tutti costantemente spiati Big G.

Il rapporto di VRT NWS fa riferimento a registrazioni effettuate in Belgio e Olanda. L'emittente ha ascoltato migliaia di conversazioni, e ben 153 sono state catalogate come 'accidentali': telefonate, conversazioni private in famiglia e così via.

Andando a spulciare nei termini di servizio di Google (alla voce 'I contenuti dell'utente nei nostri Servizi'), si scopre che effettivamente l'azienda può accedere ai contenuti concessi dal consumatore quando quest'ultimo utilizza i suoi servizi:

Alcuni dei nostri Servizi consentono di caricare, trasmettere, memorizzare, inviare o ricevere contenuti. L'utente mantiene gli eventuali diritti di proprietà intellettuale detenuti su tali contenuti. In breve, ciò che appartiene all'utente resta di sua proprietà.

Quando l'utente carica, trasmette, memorizza, invia o riceve contenuti da o tramite i nostri Servizi, concede a Google (e ai partner con cui collaboriamo) una licenza globale per utilizzare, ospitare, memorizzare, riprodurre, modificare, creare opere derivate (come quelle derivanti da traduzioni, adattamenti o altre modifiche apportate in modo tale che i contenuti funzionino al meglio con i nostri Servizi), comunicare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire i suddetti contenuti. I diritti che concede con questa licenza riguardano lo scopo limitato di utilizzare, promuovere e migliorare i nostri Servizi e di svilupparne di nuovi.

Google dichiara dunque che ascolta e trascrive le conversazioni tra consumatore e assistente virtuale per migliorare i servizi già esistenti e svilupparne di nuovi. Quando l'utente utilizza Google Assistant concede a Google il permesso di usare i contenuti entro i limiti sopra indicati. Ma il caso delle registrazioni accidentali è ben diverso dalle 'tradizionali' conversazioni volute con Google Home e così via. È evidente che qualcosa non torna.

In ogni caso (conversazioni con Google Assistant o registrazioni casuali) la privacy dell'utente è a rischio, fa notare VRT NWS. È vero che Google utilizza un sistema che sostituisce il nome dell'utente con un codice seriale che lo rende praticamente anonimo, ma l'ascolto delle registrazioni - e quindi delle voci - rende molto semplice la ricostruzione di un profilo.

La risposta di Google

Il rapporto dell'emittente belga ha fatto rapidamente il giro del web, mettendo a repentaglio l'immagine di Google. L'azienda californiana ha dunque dovuto rispondere alle notizie che circolano sul suo conto con un post sul blog ufficiale.

La firma è di David Monsees, Product Manager di Search, che ha rivelato che solo lo 0.2 percento di tutte le conversazioni viene ascoltato dagli esperti, e al solo scopo di migliorare i servizi offerti. Monsees ha fatto poi sapere che l'azienda prenderà seri provvedimenti nei confronti delle fonti che hanno violato le policies facendo ascoltare a VRT NWS le conversazioni.

Per quanto riguarda invece le registrazioni casuali, il dirigente Google ha dichiarato che i dispositivi con Google Assistant potrebbero attivarsi traducendo - erroneamente - frasi o rumori di sottofondo nei comandi "Ehi Google" o "Ok Google". A detta di Monsees, esistono delle misure di sicurezza che dovrebbero ostacolare le false attivazioni, ma allora da dove saltano fuori le 153 conversazioni ascoltate da VRT NWS?

Cosa ne pensate del caso/caos Google Assistant? Più in generale, vi fidate dei dispositivi che integrano assistenti virtuali sempre pronti a raccogliere informazioni sui consumatori?

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