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Dieci film per (ri)scoprire il grande cinema di Franco Zeffirelli

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Franco Zeffirelli ci ha lasciato un'eredità cinematografica senza tempo e di altissimo valore. Riscopriamola con 10 fra i suoi film da vedere e rivedere...

Franco Zeffirelli con Robert Powell Getty Images

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Franco Zeffirelli era un artista a tutto tondo: non solo regista, ma anche sceneggiatore, produttore, costumista, direttore artistico, attore... 

Ma è con la sua firma alla regia che voglio suggerirvi 10 fra i suoi film che vanno assolutamente (ri)visti.

Dieci titoli che, messi insieme, restituiscono alla perfezione la sua idea del grande cinema: un perfetto equilibrio fra rigore e ispirazione artistica, cura per i dettagli e vita vissuta, storia e dramma.

Grande regista teatrale, Franco Zeffirelli ha portato anche al cinema alcune opere classiche, che non possono mancare in questa selezione.

Perché la sua visione del cinema era così: classica, innamorata della tradizione e delle regole ma al tempo stesso tanto ardita e ispirata da infrangerle. Solo qualche volta. Solo al momento giusto: quando serviva a lasciare il segno...

Fratello Sole, sorella Luna

Per una che ha studiato Cinema e ha visto, nel corso degli anni, migliaia e migliaia di film, non è sempre semplice conservare i ricordi delle pellicole guardate in giovane età.

Eppure, questo film di Franco Zeffirelli del 1972 - il primo che vidi, in una proiezione scolastica alle medie - mi ha lasciato un ricordo indelebile.

La storia di San Francesco d'Assisi e di Santa Chiara, storia di un'amicizia e di un obiettivo comune ma soprattutto di una modernità che ancora oggi stupisce.

Il Cantico delle Creature, l'amore e il rispetto per ogni cosa - viva o inanimata, animali o rocce - creata da Dio, il voto di povertà e la devozione alla causa, anima e corpo: tutta la straordinaria vita di Giovanni di Pietro di Bernardone - vero nome di Francesco - ha trovato una perfetta espressione nella poesia che il maestro Zeffirelli ha voluto dedicare al racconto delle sue gesta.

Diretti in modo sublime, Graham Faulkner (Francesco) e Judi Bowker (Chiara) guidano un cast straordinario (Alec Guinness, Adolfo Celi, Lee Montague, Valentina Cortese...) trasformano in realtà, fra storia e drammatizzazione, gli eventi che hanno ispirato milioni di persone, per secoli.

Scritto dallo stesso Zeffirelli insieme a Lina Wertmüller, Suso Cecchi D'Amico e Kenneth Ross, il film del 1972 conquistò una nomination agli Oscar per la migliore Art Direction (a Gianni Quaranta, Carmelo Patrono e Lorenzo Mongiardino) e dimostrò quanto la semplicità adottata da Francesco nel suo stile di vita fosse stata perfettamente rispecchiata dal lavoro di Zeffirelli.

Perché, a volte, la poesia ha bisogno davvero di pochi, semplici elementi per creare magia sul grande schermo.

Romeo e Giulietta

La storia d'amore per eccellenza, adattata in modo sublime dal maestro Zeffirelli nel 1968 con due giovanissimi ed efficaci interpreti, Leonard Whiting e Olivia Hussey (entrambi vincitori di un Golden Globe come migliori debuttanti).

Zeffirelli firma la sceneggiatura cinematografica del capolavoro di Shakespeare insieme a Franco Brusati e Masolino D'Amico, seguendo un'unica regola: il rigore nel restare fedele all'opera originale e la modernità di una narrazione che coinvolge il pubblico dell'epoca e che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, mantiene inalterato il suo fascino.

Premiato con 2 Oscar (per costumi e fotografia), Romeo e Giulietta si accaparra anche le nomination per il miglior film e la migliore regia.

Girato interamente fra il Lazio e la Toscana, il film avrebbe dovuto essere una produzione per la TV (uno sceneggiato, come si diceva all'epoca) ma vista la qualità del progetto Paramount Pictures decise d'investire nell'opera finanziandone la versione cinematografica.

Inizialmente il montaggio finale, alla prima distribuzione nelle sale, contava 149 minuti, giudicati eccessivi per l'epoca e successivamente ridotti a 138.

La giovanissima Olivia Hussey, all'epoca appena sedicenne, avrebbe dovuto comparire senza veli nel film. Per questo motivo, Zeffirelli l'aveva scartata: riteneva che fosse troppo in carne per il ruolo, ma la sua interpretazione lo colpì al punto che cambiò idea. Limitandosi a vietare al catering di servirle pasta sul set.

La bisbetica domata

L'anno prima di Romeo e Giulietta, Franco Zeffirelli conquistò due nomination agli Oscar con la sua spettacolare trasposizione di un grande classico.

Con la coppia d'oro formata da Elizabeth Taylor e Richard Burton, il regista onorò il grande Shakespeare con la storia dell'amore fra Petruccio e Caterina, innescato dall'attrazione di Petruccio per la dote di lei e messo in scena da una coppia che avrebbe saputo riprodurre alla perfezione, con il suo furious love, le schermaglie amorose fra i due.

Leggendario per la messa in scena, i protagonisti, gli incassi record per un'opera del genere (siamo poco oltre la metà degli anni '60 e, a fronte di una spesa di circa 4 milioni di dollari, il film ne incassa oltre 12 ai botteghini) e il clima spensierato che regnava sul set.

Noto è infatti l'amore che Zeffirelli conservava per questo film e la sua realizzazione, definendola in molte interviste l'esperienza più divertente della sua carriera.

Una commedia perfetta per un uomo che sapeva sfruttare gli stilemi del classicismo a proprio vantaggio, inserendo in un contesto perfettamente in linea con l'epoca sprazzi di modernità che lo resero il grande uomo di cinema che stava già diventando.

Amleto

Un Mel Gibson popolarissimo è Amleto mentre una giovane e pressoché ancora sconosciuta Helena Bonham-Carter è Ofelia. Poi ci sono Gertrude (Glenn Close), Polonio (Ian Holm), Claudio (Alan Bates), lo Spettro (Paul Scofield) e un'infinità di altri personaggi e grandissimi interpreti per quella che resta, a oggi, la migliore trasposizione del classico shakesperiano.

Siamo nel 1990 e Zeffirelli scrive il film insieme a Christopher De Vore, già sceneggiatore di due grandi film come The Elephant Man e Frances (con una straordinaria Jessica Lange).

Arrivano altre 2 nomination agli Oscar e le riprese, effettuate fra la Scozia e l'Inghilterra, confermano ciò che Mel Gibson aveva previsto: uno straordinario successo di pubblico e critica, nonostante la titubanza delle major nella produzione di un film derivato da un'opera di Shakespeare all'inizio degli anni '90.

Poco male: ci pensò lo stesso Gibson, volto notissimo per il successo planetario della saga di Arma letale, a finanziare il film fondando per l'occasione la sua casa di produzione: la Icon Productions.

Fu invece lo stesso Zeffirelli a volere che fosse Giancarlo Giannini il doppiatore di Mel Gibson per la versione da distribuire nelle sale italiane.

Passione, dramma, disperazione, sogni infranti e desiderio di rivalsa: gli stessi elementi che hanno fatto di Amleto una delle più straordinarie opere letterarie di tutti i tempi sono presenti in questo film. Da vedere e rivedere, quando ci s'interroga sulle tecniche di adattamento in sceneggiatura: condensare un'opera di tale portata non era facile.

Ma con un maestro come Franco Zeffirelli, non poteva che finire in trionfo.

Jane Eyre

Da uno straordinario romanzo, un film straordinario.

La storia di Jane Eyre, un'orfanella che nonostante una vita davvero difficile mostra una straordinaria forza interiore. Cresciuta, viene assunta come istitutrice presso la tenuta di Thornfield Hall, il cui proprietario - il signor Rochester - nasconde un terribile segreto...

Romanticismo, mistero, dramma, feroce critica rivolta al destino riservato alle donne: le principali componenti del romanzo di Charlotte Brontë, inizialmente pubblicato sotto pseudonimo per le tematiche scottanti, ancora una volta si riversano nella pellicola di Zeffirelli, uscita nelle sale nel 1996.

Anna Paquin (la futura Sookie di True Blood, già conosciuta per la sua straordinaria interpretazione in Lezioni di piano) interpreta Jane nell'infanzia, per poi lasciare il posto a una bravissima Charlotte Gainsbourg nei panni di Jane da adulta.

Il signor Rochester è perfetto, del resto lo interpreta William Hurt. Ma il vero cuore del film è la storia di Jane, di quella permanenza nel collegio di Lowood, un posto che lascia il segno per sempre.

Fedele al romanzo, questo film è uno dei miei preferiti fra i molti che ho amato diretti da Zeffirelli.

Da vedere e rivedere.

Gesù di Nazareth

Non è un film, bensì una miniserie televisiva in due parti. Ma resta uno dei grandi capolavori del maestro Zeffirelli, e deve necessariamente rientrare nella selezione delle sue opere consigliate. Anche perché fu distribuita nelle sale cinematografiche, in una versione ridotta (237 minuti contro i 382 totali dei due episodi).

Robert Powell dà vita al personaggio di Gesù Cristo nella storia della sua vita, dalla nascita alla resurrezione, seguendo fedelmente i testi evangelici e ricostruendo il dramma di un uomo che si trasforma nel dramma dell'umanità intera.

Olivia Hussey torna a lavorare con Zeffirelli, affiancata dal cast più prestigioso con il quale il regista abbia lavorato: Anne Bancroft, Ernest Borgnine, Anthony Quinn, Laurence Olivier, Rod Steiger, James Earl Jones, Peter Ustinov, Ian Holm, Ian McShane, Christopher Plummer, James Mason, Claudia Cardinale, James Farentino... 

Una parata di star che accettarono con entusiasmo di prendere parte a un grande progetto, che nel 1977 dimostrò come la "gente del cinema" poteva dare il meglio, senza perdere in credibilità in un'epoca in cui la TV era considerata un mezzo nettamente inferiore, nelle mani di un esperto regista.

Una delle più importanti produzioni nella storia del piccolo schermo, per la quale Zeffirelli avrebbe voluto Maria Schneider (Ultimo tango a Parigi) nel ruolo di Maria. Ma l'attrice rifiutò, così il ruolo andò a Olivia Hussey. Ed è noto che la Schneider si pentì amaramente di quella decisione, per il resto della sua carriera.

Le riprese vennero effettuate fra il Messico, il Marocco e la Tunisia e alcuni dei set originali vennero riutilizzati dai Monty Python nel loro capolavoro, Brian di Nazareth. Sul set, al termine di ogni scena, continuavano a ripetere: "Franco non l'avrebbe mai girata così!".

Storia di una capinera

Nella Sicilia del 1954, un'epidemia di colera sta decimando la popolazione. L'adolescente Maria lascia il convento per tornare a casa, dove la famiglia la considera votata a Dio e le impedisce di vivere come qualsiasi altra ragazza. Il vicino di casa, Nino, s'innamora di lei e Maria prova qualcosa per lui, ma deve tornare in convento per prendere i voti...

Un altro grande classico, distribuito nelle sale italiane il 4 febbraio del 1994, interpretato dalla debuttante Angela Bettis nel ruolo della protagonista e da Johnathon Schaech (Ray Donovan, Legends of Tomorrow) in quello di Nino.

Dal romanzo di Giovanni Verga, pubblicato per la prima volta nel 1871, che racconta l'esperienza personale dello stesso scrittore che, nell'estate del 1854, durante l'epidemia di colera a Catania, era fuggito con la famiglia a Tebidi e si era innamorato di una ragazza che stava per prendere i voti presso il monastero di San Sebastiano.

Per i costumi del film, Piero Tosi vince sia un David di Donatello che un Nastro d'argento.

Oltre ai due protagonisti, entrambi all'epoca esordienti, il cast vanta la presenza di grandi interpreti come Vanessa Redgrave, Pat Heywood, Valentina Cortese e Gareth Thomas.

Girato interamente in Sicilia, nella provincia di Catania, Storia di una capinera venne presentato per la prima volta nell'ottobre del 1993 al Tokyo International Film Festival, ottenendo da subito un grande successo di critica.

La traviata

La storia di Violetta e Alfredo, raccontata in musica dall'opera di Giuseppe Verdi (a sua volta ispirato da La signora delle camelie).

Dirigere un film su un'opera non è certo un'impresa semplice, né per tutti. Ma Franco Zeffirelli ha raggiunto vette altissime con questa sua messa in scena, scrivendo la storia del cinema e dell'opera. Insieme.

Due grandi star del palcoscenico musicale internazionale - Teresa Stratas e Placido Domingo - creano grande alchimia sul set del film co-prodotto da Accent Films B.V. e RAI nel 1982.

E arrivano altre 2 nomination agli Oscar: migliori costumi e migliore Art Direction.

Continua il sodalizio lavorativo fra Franco Zeffirelli e Gianni Quaranta, che ancora una volta ci regala un'affascinante ricostruzione di un classico, senza sbavature, con il controllo di ogni elemento ripreso e con la massima cura per ogni dettaglio.

Personalizzata da Zeffirelli con la sceneggiatura, questa versione de La traviata prevedeva un corposo taglio (in sceneggiatura si chiama "condensazione") rispetto al testo originale del libretto.

Immortale, come la musica di Giuseppe Verdi.

L'amore spirituale, la vocazione e l'attrazione per l'ideale di una vita in cui costruirsi una famiglia rappresentano il nodo centrale della narrazione, per raccontarci una storia senza tempo ancora una volta adattata in modo ineccepibile da Zeffirelli, autore della sceneggiatura insieme ad Allan Baker.

Un tè con Mussolini

Nel 1999 Franco Zeffirelli racconta una storia autobiografica (in parte, e in parte romanzata per necessità narrative) ambientata nella Firenze del 1935.

Un ragazzino nato da una relazione al di fuori del matrimonio, e non riconosciuto dal padre, viene cresciuto da un gruppo di donne inglesi nell'Italia di Mussolini. Ci racconterà, attraverso il suo sguardo prima di bambino innocente e poi di adolescente disincantato, la Seconda Guerra Mondiale. Dall'invasione tedesca di Firenze alla fuga all'estero, fino all'arrivo delle truppe per la liberazione.

La protagonista femminile, Elsa, è interpretata dalla cantante Cher, che dimostra - come in altre pellicole (basti citare Stregata dalla Luna) - di essere un'attrice di grande valore.

Affiancata da interpreti straordinarie - da Maggie Smith a Joan Plowright, da Judi Dench a Lily Tomlin - Cher dà vita a un personaggio che conquista il pubblico per la sua capacità di reagire ai grandi cambiamenti di un mondo che sta crollando.

Costato intorno ai 12 milioni di dollari, il film ne incassa oltre 14 nei soli Stati Uniti.

Girato fra la Toscana e il Lazio, e negli studi di Cinecittà a Roma, Un tè con Mussolini ricostruisce l'atmosfera di un'epoca in cui nessuno avrebbe potuto immaginare cosa sarebbe successo di lì a poco.

La società sull'orlo del crollo, che stava per essere travolta dalla guerra, diventa il simbolo delle certezze che si perdono di fronte all'orrore dell'odio. E la guerra non è altro che odio, puro odio.

E Zeffirelli cercava di raccontare, con questo film e con tutte le sue opere, che l'unica alternativa è l'amore, che solo l'amore può salvare il mondo...

Callas Forever

Adoro Fanny Ardant da decenni, da quando la vidi per la prima volta diretta da uno dei miei più grandi amori cinematografici: François Truffaut.

Ciononostante, a dispetto dell'indubbia bravura la sua interpretazione di Maria Callas non mi ha convinta del tutto. Eppure, ho scelto di inserire Callas Forever in questa selezione. Perché?

Facile: perché l'amicizia fra Franco Zeffirelli e Maria Callas, due grandi artisti in campi differenti accomunati da una medesima visione dell'arte, ha influito moltissimo su tutto il cinema realizzato da Zeffirelli.

Inoltre, fra le sue opere più apprezzate c'è la regia delle registrazioni delle performance vocali della Callas: una regia straordinaria per un'artista straordinaria.

Ecco quindi che ritengo l'accoppiata Callas-Zeffirelli imprescindibile per chi si vuole accostare - o riaccostare - al cinema del grande maestro.

La storia del film, scritta da Zeffirelli insieme a Martin Sherman (Lady Henderson presenta), ruota attorno all'ultimo periodo della tormentata vita di quella che è senza dubbio la cantante d'opera più celebre di tutti i tempi.

Nel cast, come sempre, grandi interpreti: Jeremy Irons, Joan Plowright, Jay Rodan.

Callas Forever è stato l'ultimo film di Franco Zeffirelli. Anche per questo, rappresenta un'eredità importante.

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