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Huawei passa al contrattacco e fa causa agli Stati Uniti

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Huawei risponde ufficialmente all'ordine esecutivo dell'amministrazione Trump, le cui accuse non sono seguite da prove. Chiesta la rimozione di una sezione del NDAA. Secondo il gigante tech solo speculazioni e questioni politiche.

Il logo di Huawei in primo piano; sullo sfondo la bandiera degli USA Business Times

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La battaglia tra Stati Uniti e Huawei (e Cina di conseguenza) si arricchisce di un nuovo importante capitolo. Il colosso cinese delle telecomunicazioni ha infatti risposto all'ordine esecutivo firmato dal Presidente Donald Trump facendo causa al governo statunitense.

La creazione di un nuovo sistema operativo per smartphone - dopo la rottura con Google - non poteva essere l'unica forma di reazione di Huawei alla decisione presa a Washington, che ha imposto alle aziende statunitensi di porre fine alle collaborazioni con la società di Shenzhen per tutelare la sicurezza nazionale. Infatti, secondo l'amministrazione Trump e alcuni rappresentanti dell'intelligence USA, le apparecchiature prodotte da Huawei potrebbero essere utilizzate per spiare le comunicazioni su pressioni del governo cinese.

Considerando l'impatto devastante dell'esecutivo, Huawei ha deciso di adire le vie legali presentando alla Corte Distrettuale Est del Texas una mozione con la quale viene chiesta la rimozione di una sezione del National Defense Authorization Act (NDAA), più precisamente la 889. Questa, approvata la scorsa estate dal Congresso, vieta di fatto alle agenzie governative di affidarsi a Huawei e ZTE per la fornitura di apparecchiature per le telecomunicazioni.

E le prove?

Per Huawei, quella del governo USA è un'azione illegale contro la società, con pesanti accuse non seguite da prove a loro sostegno. Di seguito il commento di Song Liuping, capo dell'ufficio legale del gigante tech:

L'aggiunta di Huawei alla "lista nera" è un mossa pericolosa perché il governo statunitense ha ignorato fatti e prove. Sono solo speculazioni e questioni politiche. E basandosi su queste, senza fornire prove, hanno imposto la sanzione più severa ad una azienda.

Futuro in bilico

Nonostante la licenza temporanea di 90 giorni che consentirà a tutte le parti interessate di riorganizzarsi in attesa di una decisione definitiva, la situazione di Huawei è pericolosamente in bilico.

Il nuovo sistema operativo (che potrebbe arrivare già nel 2019) non potrà contare sui servizi di Google e di tutte le altre aziende con sede negli Stati Uniti (quindi anche Facebook e Netflix, per citarne due) e per i componenti interni ci si dovrà affidare a fornitori diversi da Qualcomm, Intel e così via. Infine, è da considerare il danno all'immagine del brand, con la fiducia degli utenti messa in seria discussione.

Riuscirà Huawei a convincere il governo statunitense della propria innocenza? Il Presidente Trump farà un passo indietro e revocerà l'esecutivo?

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