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Dove va Jon Snow alla fine di Game of Thrones? E perché?

di - | aggiornato

Qual è il destino di Jon Snow alla fine di Game of Thrones? La decisione degli sceneggiatori per l'amato personaggio sta facendo molto discutere i fan, ma la sua sorte non è quello che sembra.

Kit Harington è Jon Snow HBO

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Com'era prevedibile, l'episodio finale di Game of Thrones ha diviso i fan. Il destino deciso da D.B. Weiss e David Benioff per i protagonisti è al centro del dibattito sul web. E in particolare, quello riservato a Jon Snow.

La conclusione del lungo viaggio del figlio di Rhaegar Targaryen e Lyanna Stark ed erede legittimo del Trono di Spade è sembrata incredibilmente ingiusta a gran parte del pubblico. Ma è davvero così? Oppure, l'ex bastardo di Grande Inverno ha avuto non solo ciò che meritava, ma ciò che desiderava?

Attenzione! Possibili spoiler!

Il leader riluttante

Jon Snow è un leader nato. Ma non ha mai voluto esserlo. L'ultimo dei Targaryen (dopo la morte di Daenerys) ha sempre rifuggito il potere e i ruoli di comando e li ha accettati per il profondo senso di dovere e i valori che gli ha trasmesso il suo padre putativo (ma a tutti gli effetti vero e unico), Ned Stark.

Contro la sua volontà, il giovane è stato nominato Lord Comandante dei Guardiani della Notte e Re del Nord e ha ottenuto risultati cruciali nell'ottica della Grande Guerra contro il Night King e della sopravvivenza degli Uomini. Ovvero, ha conquistato la fiducia del Popolo Libero e di Daenerys e ha potuto contare sulla loro fondamentale alleanza. 

D'altra parte, il suo onore e la sua lealtà lo hanno portato a commettere dei gravi, gravissimi errori. Jon ha pagato con la vita la decisione di portare i Bruti oltre la Barriera. Ed è morto di nuovo (seppure metaforicamente, perdendo il suo diritto di nascita e sé stesso) per impedire che la donna che amava e la regina alla quale aveva giurato fedeltà instaurasse un regno di terrore non solo su Westeros, ma su ogni terra conosciuta.

Dunque, Jon Snow/Aegon Targaryen sarebbe stato un buon sovrano per i Sei Regni?

GoT 8x06: Jon e Daenerys insiemeHBO
L'amore uccide il dovere. Ma tavolta il dovere uccide l'amore

Molto probabilmente, sì. L'ex bastardo di Grande Inverno è un uomo giusto, che conosce la durezza ("Chi pronuncia la sentenza deve essere colui che cala la spada", come ha imparato da Ned Stark) e la compassione e che esercita un naturale ascendente su tutti quelli che lo conoscono. Inoltre, quasi certamente avrebbe potuto contare sui preziosi consigli di Tyrion, Ser Davos e dello stesso Bran.

Ma Jon non poteva essere il nuovo re di Westeros. Almeno, non dopo avere ucciso Daenerys. Il suo onore e il suo senso di giustizia glielo avrebbero impedito. Non a caso, quando Tyrion lo raggiunge nella cella dove è tenuto prigioniero, per dirgli che Bran ha deciso che (ri)prenda il Nero, il giovane gli domanda:

È giusto? Quello che ho fatto? Non mi sento nel giusto.

Anche se lo ha privato della possibilità di avere una moglie, dei figli e delle terre (ma è davvero così?), il nuovo re lo ha risparmiato e gli ha di fatto offerto una seconda (terza?) occasione. Qualcosa che Jon sembra ritenere di non meritare. Perché ha tradito la sua regina e la donna che amava.

E a poco contano le parole di Tyrion, che gli dice che quello che hanno fatto, lo hanno fatto entrambi. Jon Snow/Aegon Targaryen è morto (di nuovo) nel momento in cui ha ucciso Daenerys e ha rinunciato per sempre al diritto/dovere a sedere sul trono

Il Re oltre la Barriera

La decisione di Bran di mandare (di nuovo) Jon tra i Guardiani della Notte sembra crudele ed esagerata. Tanto più alla luce del fatto che Tyrion (ugualmente colpevole di tradimento nei confronti di Daenerys) non solo non ha pagato per i suoi errori, ma all'apparenza è stato premiato con il titolo di Primo Cavaliere.

Tralasciando che la nomina del Folletto è in realtà, in tutto e per tutto, una condanna (l'ultimo dei Lannister sarà costretto a guardare in faccia per tutta la vita i suoi errori, anziché ottenere l'oblio che desiderava), la scelta del nuovo re di Westeros è profondamente saggia e... lungimirante (del resto, potrebbe essere altrimenti?).

Bran sceglie un compromesso che impedisce una nuova guerra e risparmia la vita a Jon. Molto probabilmente, per non dire certamente, con la consapevolezza che il suo ex fratellastro non finirà i propri giorni a Castello Nero. Il giovane Stark è il Corvo a Tre Occhi ed è poco credibile pensare che non abbia visto cosa - per meglio dire, chi - attende Jon nella roccaforte dei Guardiani della Notte.

Se "il Nord non dimentica", tanto più è vero per il profondo Nord. Il Popolo Libero ama Jon, ha fiducia in lui e riconosce nel giovane un leader

Nell'episodio 8x04, The Last of the Starks, Tormund lo dice a chiare lettere (accrescendo il sentimento di solitudine e isolamento di Daenerys):

L'ho visto cavalcare quella cosa. Ecco perché tutti noi abbiamo voluto seguirlo. Perché lui è questo genere d'uomo. È piccolo, però è forte. Quanto basta per fraternizzare con il nemico e farsi ammazzare per questo. Quasi tutti quelli che vengono ammazzati non tornano in vita, ma non lui. È resuscitato e ha continuato a combattere. Qui, a Nord della Barriera e poi di nuovo qui. Continua a combattere. È salito su un f****** drago e ha combattuto! Chi mai salirebbe su un f****** drago? Un uomo folle o un re!

Dunque, è lecito ipotizzare che dopo avere saputo del gesto di Jon e della decisione di Bran, il Bruto e la sua gente abbiano deciso di aspettare il giovane, per tornare con lui oltre la Barriera. 

E anche se il pensiero di quello che ha fatto lo accompagnerà sempre e non gli darà mai pace, la vita con il Popolo Libero è tutto ciò che Jon desidera e ha sempre desiderato. 

Insieme a Tormund e al suo popolo e a Ghost, Jon è finalmente al suo posto, nel luogo al quale appartiene. E chissà, forse ad attenderlo c'è un futuro da Re oltre la Barriera.

Di certo, dopo il lungo inverno, adesso è la primavera che... sta arrivando, come dimostra un filo d'erba che spunta ostinatamente dalla neve. E gli Uomini possono tornare senza paura nelle terre del profondo Nord. 

Quelle stesse terre in cui, all'inizio della storia, si celavano terrori indicibili.

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