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Chad Stahelski sulla morte di Brandon Lee, 25 anni dopo

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Il regista di John Wick 3: Parabellum è tornato sull'incredibile morte di Brandon Lee sul set del film cult degli anni '90, Il Corvo, 25 anni fa.

Brandon Lee in una scena del film Il Corvo Medusa Film

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Sono passati ormai 25 anni da quel disastroso incidente nel quale perse la vita il giovane attore Brandon Lee. Il figlio del maestro di arti marziali Bruce Lee, morì a soli 28 anni dopo essere stato accidentalmente colpito da un vero proiettile durante le riprese del film cult degli anni '90 Il Corvo. Un tragico errore dal momento che gli addetti alla sicurezza delle armi non si erano resi conto che, nella pistola che doveva essere usata per girare la scena del film, era rimasta l'ogiva di una pallottola utilizzata in una sequenza precedente.

Il film Il Corvo (tratto dall'omonimo capolavoro a fumetti di James O'Barr) è stato portato a termine grazie alla perseveranza del regista Alex Proyas, ma anche per la controfigura chiamata in causa che ha concluso le riprese del maledetto film: Chad Stahelski, che divenne poi regista della saga di John Wick.

Stahelski praticava arti marziali ed era molto amico di Brandon Lee, all'epoca delle riprese. Oggi, il regista alle prese con il tour per la stampa per il nuovo John Wick 3: Parabellum, racconta a Yahoo Movies UK la sua esperienza di quel fatidico giorno di 25 anni fa e di come abbia segnato profondamente la sua vita.

È più che altro come gestisci la tua vita, immagino. Guarda, puoi parlare di leggi e sicurezza, ma potresti anche parlare di lavoro nell'esercito, della Polizia, del settore edile, o di lavori in fabbrica. Ci sono fattori di sicurezza in tutti questi settori. L'incidente di Brandon fu una combinazione di tante cose stupide messe insieme.

Sei stanco, commetti un piccolo errore e tutto si complica. Sai perché accadono gli incidenti automobilistici? Capita agli avvocati, agli scienziati  [...]; fai qualcosa di stupido come versare un drink, aggiustarti i capelli, guardarti a uno specchio o mandare un sms e... sei morto. Quanto è accaduto [a Brandon Lee n.d.r.] ha cambiato per sempre il settore per quanto riguarda le armi da fuoco.

Proprio la questione sulla sicurezza è di fondamentale importanza per Stahelski, tanto più che i suoi film di John Wick sono pieni zeppi di armi da fuoco.

John Wick [i film n.d.r.] è al 90% pistole, armi da fuoco. Gran parte della sicurezza o della metodologia che utilizziamo, è nata a causa di quell'incidente. È retroattivo, il che fa schifo, è come la maggior parte delle fottute cose nella vita. Nessuno vuole cambiare nulla finché non succede qualcosa di brutto. [...]

Conosco molto bene la storia e non puoi puntare il dito solamente contro una singola causa, ci sono stati un sacco di piccoli stupidi errori che non sarebbero mai dovuti accadere.

Il regista, poi, si sofferma sul suo rapporto con Brandon Lee, amico e collega, e sul tipo di persona che era.

Brandon era un ragazzo piuttosto carismatico. Ci siamo incontrati grazie alle arti marziali in un posto chiamato Inosanto Martial Arts Academy, che è davvero famoso per gli stuntmen delle arti marziali e tutto quel genere di cose. È stato fondato da suo padre [Bruce Lee, n.d.r.], ovviamente, ed è così che ci siamo incontrati.

La gente lo associa [Brandon Lee, n.d.r.] sempre così tanto a suo padre [Bruce Lee, n.d.r.], ed è un'associazione problematica. Brandon in realtà è entrato nelle arti marziali molto più tardi nella vita. Voleva essere un attore. Aveva altri interessi nella vita, era un musicista, ha fatto un sacco di cose.

Ricorda di quando Lee ottenne la parte per interpretare Eric Draven, ma anche di quando quel terribile incidente gli portò via il suo amico.

[...] Quando ha ottenuto il lavoro è arrivato con una copia [della sceneggiatura n.d.r.] firmata da James O'Barr [il creatore del fumetto n.d.r.]. E io ho detto tipo: 'Che cazzo? Dove l'hai presa?' E lui disse: 'Veramente, diventerò Il Corvo, diventerò Eric Draven.' [...]  È stato fantastico, non potevo essere più felice per lui. [...]

Avevamo appena terminato l'allenamento [in palestra per gli stuntman, n.d.r.] quando abbiamo ricevuto la chiamata che era morto. È una cosa che ti colpisce. Aveva 2 anni in più di me in quel momento. Ti cade il mondo addosso.

[...] Solo tre o quattro mesi dopo ho ricevuto la chiamata. Jeff Imada, il coordinatore degli stuntman, mi ha chiamato e mi ha detto 'Senti, sappiamo che eri molto legato a Brandon, abbiamo visto il tuo video, i tuoi movimenti, come cammini, sembri lui, ti interesserebbe il ruolo [di Eric Draven, n.d.r.]?'

Brandon Lee nel ruolo di Eric Draven in una scena del film Il CorvoMedusa Film

Quando Chad Stahelski sostituì Lee nel ruolo di Eric Draven era la sua prima volta nel mondo del cinema come attore e di certo non è stato molto facile; d'altronde Stahelski non era un attore professionista ed allenato, ma alla fine imparò a comportarsi come Brandon, a parlare come lui, anche grazie all'aiuto del regista Alex Proyas che lo ha fatto provare e riprovare.

Non avevo mai incontrato quell'uomo [il regista Alex Proyas n.d.r.]  prima. [...] Mi dice: 'Ok, guarda, ho combattuto con questo per mesi, non sapevo se volevo finire [le riprese del film n.d.r.], ma ecco l'accordo. Amo Brandon. Abbiamo avuto un ottimo rapporto di lavoro. Credo fermamente al 100% che vorrebbe che finissi questo film, se sei d'accordo, mi piacerebbe lavorare con te.' [...]

Il primo giorno [come attore n.d.r.] ho messo il trucco e sono entrato nel set dove è successo l'incidente e, sì, la cosa ti colpisce. Ma sei giovane, con tante cose per la testa, e ti convinci che 'Questo è quello che avrebbe voluto.' E chi lo sa, giusto? Ma fino ad oggi, credo ancora che Brandon avrebbe voluto che la cosa fosse fatta, e fatta bene, e ora è un classico di culto, ed anche uno dei miei film preferiti.

Dopo 25 anni e nonostante l'assurda morte di Brandon Lee, Il Corvo rimane sempre un film amatissimo, che resterà nella leggenda.

Curato da: Andrea Sala

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