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Scienziati mettono a punto topi dotati di vista a infrarossi

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Una squadra di scienziati cino-statunitensi è riuscita a mettere a punto una tecnologia straordinaria, che permette ai topi di percepire la luce infrarossa.

Un topo di laboratorio visto da vicino GLOBAL PANORAMA/FLICKR

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A quanto pare, una squadra di scienziati cino-statunitensi ha messo a punto una tecnologia a dir poco innovativa, che permette alle cavie di laboratorio di percepire la luce infrarossa.

In che modo? Mediante l’utilizzo di particolari nanoparticelle che, iniettate al di sotto della retina, rendono i topi capaci di rilevare gli infrarossi e, considerando le somiglianze fra occhio umano e murino, potete immaginare le infinite applicazioni in campo tecnologico e medico.

Partiamo però con ordine. I nostri occhi sono in grado di rilevare soltanto una parte dello spettro elettromagnetico della luce, per la precisione quella porzione dello spettro con una lunghezza d’onda compresa fra i 700 e i 400 nanometri (dal rosso al violetto). Ma tutto ciò che esiste non si ferma a ciò che riusciamo a vedere.

Esistono infatti fotoni invisibili a occhio nudo, impossibili da percepire attraverso i sensi.

E da qui l’idea del team dei ricercatori della University of Massachusetts Medical School (capitanati da Gang Han), in collaborazione con una squadra della University of Science and Technology of China (guidata da Xue e Jin Bao), di creare una tecnologia che converte due fotoni infrarossi in un fotone rilevabile dagli occhi delle cavie.

Nello specifico, gli infrarossi vengono percepiti da fotorecettori murini, strutture definite coni (responsabili della visione diurna e addetti al rilevamento dei dettagli) e bastoncelli.

I passaggi nel dettaglio dell'esperimento d'impianto delle nanoparticelle nei topiMa et al./Current Biology
I passaggi dell'esperimento d'impianto delle nanoparticelle nei topi

Ciò è reso possibile grazie al fatto che le nanoparticelle posizionate sotto retina catturano fotoni con una lunghezza d’onda di 980 nanometri (dunque compresa nell’infrarosso), convertiti successivamente in fotoni con lunghezza d’onda pari a 535 nanometri (corrispondente al verde nello spettro del visibile).

Per arrivare a dei risultati concreti, gli addetti ai lavori hanno inizialmente tenuto sotto controllo i movimenti della pupilla dei roditori quando sottoposti a luce infrarossa. I test effettuati successivamente hanno rivelato che i topi dotati di nanoparticelle preferivano posizionarsi in ambienti dove la luce infrarossa non era presente, e mostravano d’essere in grado di riconoscere oggetti contrassegnati con segnali infrarossi.

Dunque un risultato eccezionale che, a detta dei ricercatori implicati nello studio, non è stato ottenuto arrecando danni alle cavie.

Inoltre, le prodigiose nanoparticelle, dopo un periodo di qualche settimana, vengono eliminate spontaneamente dall'organismo, senza la necessità di interventi chirurgici o procedure simili. Inutile ribadire quanto potrebbe essere importante una tecnologia del genere applicata in campo medico.

Basti pensare alla possibilità di trasportare farmaci nell’organismo, nello specifico a livello dell'occhio, tramite le nanoparticelle in questione.

Da precisare però, per gli amanti della celebre saga di Predator, che purtroppo i nostri “roditori modificati” non sono in grado di rilevare le fonti di calore come lo spietato alieno appartenente alla razza yautja.

Arnold Schwarzenegger alle prese con il Predator nel film del 1987HD20th Century Fox
Niente topi dotati delle stesse capacità del Predator, almeno per adesso

Le nanoparticelle usate in questo caso permettono di raccogliere solo fotoni con una specifica lunghezza d’onda, con un’energia troppo alta per riuscire a percepire il calore del corpo.

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