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La Svizzera dichiara che 'Il caffé non è necessario alla vita': il web non è d'accordo

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Se in caso di conflitti mondiali o catastrofi naturali il vostro primo pensiero è il caffè del mattino per affrontare meglio la situazione, state alla larga dalla Svizzera.

Una tazza di caffè bollente Pixabay

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Alex Britti ne beveva 7mila, Fiorella Mannoia lo usava per ammazzare il tempo e De Andrè omaggiava quello fatto in carcere. Stiamo parlando dell'indispensabile buongiorno del mattino, sua maestà il caffè.

Per molti iniziare la giornata senza il deciso profumo dei chicchi tostati sarebbe impensabile, per altri invece, una tazza di caffè non porta alcun beneficio. È il caso della Svizzera, che ha deciso di smetterla di fare scorta di caffè in caso di apocalisse, disastri naturali o guerre logoranti.

Proprio così, il governo elvetico ha deciso che il caffè non è poi così importante per la sopravvivenza dei propri abitanti, a causa del suo mancato apporto calorico. Paradossalmente la Svizzera è un importante consumatore di caffè - addirittura molto più dell'Italia - ma questo non ha impedito alle teste pensanti di interromperne la raccolta a partire dal 2022.

A causa di una valutazione basata solo sul contenuto di calorie e sul relativo apporto al fabbisogno unicamente fisico, la bevanda sarà esclusa dalla lista degli alimenti di prima necessità, ignorando totalmente il beneficio psichico e sociale di una buona tazza di caffè.

Le aziende che si occupano della gestione dei magazzini di raccolta delle scorte di caffè non hanno preso bene la notizia - soprattutto perché il governo svizzero paga milioni l'anno per questo servizio - puntando proprio sulle lacune del criterio di valutazione.

Le reazioni non si sono fatte attendere neanche sul web che, tra il serio e il faceto, ha mostrato un certo scetticismo sulla decisione presa dalla patria del cioccolato.

C'è chi accusa la Svizzera di aver perso il senno, e chi è in grado di valutare la notizia solo dopo la terza tazza di caffè della giornata.

Qualcuno prende molto seriamente la questione, evidenziando come il caffè non sia essenziale per la vita umana, ma sia essenziale per la volontà di vivere.

Alcuni invece ne fanno una questione storica e ironizzando sulla famosa neutralità della Svizzera in situazioni ostiche, la pone dall'altra parte della barricata... quella sbagliata.

Il web è un posto bellissimo e l'ironia dilaga sui social senza esclusione di colpi, paragonando la scelta della Svizzera a quella britannica della brexit o ad altre idee discutibili a livello mondiale.

Forse il governo non aveva fatto i conti con le reazioni (per la maggior parte ironiche ovviamente) di questa drastica decisione, perdendo anche una particolare tipologia di turisti, i richiedenti asilo e i creativi, che ne fanno una questione di diritti umani.

Giusta o sbagliata che sia la decisione dovrebbe essere ufficializzata a novembre, ma fino ad allora il caffè è salvo e in caso di apocalisse si potrebbe assistere ad un' insolita ondata migratoria verso il nostro Paese che ancora riconosce il valore di una buona tazza di caffè.

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