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La verità su Harry Quebert: la recensione del romanzo di Joël Dicker

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Due scrittori, una ragazza scomparsa, un caso di omicidio. Ma anche un prezioso saggio sulla scrittura e sulla lettura: ecco il grande romanzo di Joël Dicker, La verità sul caso Harry Quebert.

La copertina de La verità sul caso Harry Quebert di Joël Dicker Bompiani

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Io amo scrivere. No: io ho bisogno di scrivere. Credo che i miei pezzi migliori siano quelli in cui lascio uscire tutto, trasformando la scrittura in un mezzo non solo espressivo, ma anche curativo. Ecco perché le cose migliori le scrivo per me stessa.

Ed ecco perché amo moltissimo leggere, molto più di scrivere.

Leggere mi permette di viaggiare senza muovermi da casa, di emozionarmi e di fare scoperte incredibili attraverso le parole di persone che non conosco, e alle quali posso avere accesso in qualsiasi momento. Tutte le volte che voglio.

Per questo ho amato moltissimo La verità sul caso Harry Quebert: perché è un libro che parla della scrittura e della lettura. Della forza evocativa delle parole e della magia di un romanzo, prima ancora di un appassionante mistero sulla scomparsa di una ragazza.

La verità sul caso Harry Quebert: il romanzo di Joel DickerBompiani
La verità sul caso Harry Quebert: il romanzo di Joel Dicker edito da Bompiani

Nato a Ginevra nel 1985, Joël Dicker ha pubblicato come opera d’esordio Gli ultimi giorni dei nostri padri, e nel 2012 è uscito La verità sul caso Harry Quebert, che l’ha lanciato nell’olimpo dei giovani scrittori contemporanei più promettenti. 

Prima del grande successo con Harry Quebert era difficile trovare informazioni ufficiali sul lavoro di Dicker, tanto che a lungo il suo romanzo più noto è stato anche considerato il primo che avesse scritto.

Primo o secondo, va detto, poco conta: la storia del giovane scrittore Marcus Goldman, che torna dal suo ex professore del college Harry Quebert quando questi viene travolto da uno scandalo, è davvero appassionante.

Lo scrittore Joel DickerHDGetty Images
Lo scrittore Joel Dicker

La trama

New York, 2008. Marcus Goldman è un giovane e promettente romanziere colpito dall’incubo di chiunque faccia il suo stesso lavoro: il blocco dello scrittore.

Quando apprende dai giornali che il suo ex insegnante di Letteratura al college, Harry Quebert, divenuto anche un amico, rimane coinvolto in un caso di omicidio, Marcus lo raggiunge per aiutarlo a provare la sua innocenza.

Nel giardino della villa di Quebert, nel New Hampshire, è stato ritrovato il cadavere di Nola Kellergan, una ragazzina scomparsa nel 1975. Harry viene travolto dallo scandalo e Marcus vuole scoprire chi ha ucciso Nola, perché si trova nel terreno di Harry e cosa si cela dietro il mistero della sua morte.

Ne approfitterà per dare vita a un grande romanzo.

Anche un saggio sulla scrittura

Parallelamente alle indagini sul caso di Nola, La verità sul caso Harry Quebert ci regala un saggio sulla scrittura. E sul modo in cui gli scrittori - coloro che ogni giorni ci emozionano con le loro parole, ci tengono compagnia e ci fanno riflettere - vedono il mondo.

Scrivere significa riuscire a sentire le cose con più forza degli altri e trasmetterle di conseguenza. Scrivere significa premettere ai propri lettori di vedere ciò che a volte non possono vedere. 

Patrick Dempsey e Joel DickerHDGetty Images
Patrick Dempsey e Joel Dicker

Attraverso il legame umano e professionale fra Marcus e Harry, scopriamo il mondo straordinario in cui scrivere diventa un modo per vivere le emozioni in modo più profondo. I dialoghi fra i due protagonisti maschili sono ricchi di citazioni memorabili e affascinano tanto quanto i colpi di scena che riguardano le indagini sul destino di Nola.

I sogni spezzati di una ragazzina - Nola è poco più di una bambina, aveva solamente 15 anni - diventano l’occasione per riflettere sui sogni spezzati di chi si è rifugiato dietro lo schermo di un computer o i tasti di una macchina da scrivere per filtrare la realtà.

Se fossero solo gli orfani a raccontare storie di orfani, sarebbe un problema […]noi scrittori abbiamo il diritto di parlare di tutto, Marcus, di tutto ciò che ci tocca. E non c’è nessuno che possa criticarci per questo. Noi siamo scrittori perché facciamo in maniera diversa una cosa che tutti sanno fare: scrivere. In questo sta tutta la sottigliezza.

Una storia ben congegnata

La verità sul caso Harry Quebert non è un giallo classico, ma ne ha tutti i pregi. Ci sono molti sospettati, tutti credibili, e c’è una verità che si riscrive pagina dopo pagina, e che solo alla fine unisce un’indagine lunga trent’anni e una riflessione sulla scrittura.

Due scrittori, il mentore e il suo allievo, ci raccontano attraverso la storia di un omicidio tutte le ragioni per le quali scriviamo. E leggiamo.

In un intreccio complesso, in cui i sentimenti sono protagonisti ma il sentimentalismo non compare mai, Joël Dicker ci racconta come si trasformano le emozioni in parole, e ci dimostra come le parole possano suscitare emozioni.

Il finale non è un fulmine a ciel sereno: si può intuire. Ma questo non lo rende meno efficace, e per un giallo non è una cosa comune. 

Mentre l’adattamento televisivo - a cui Dicker ha partecipato attivamente, come co-sceneggiature - trasferisce la personalità misteriosa di Harry Quebert nel volto amabile di Patrick Dempsey, arricchendo il mistero, vi consiglio di recuperare il romanzo.

In particolar modo se, come me, siete innamorati della lettura. E degli scrittori che ce la sanno raccontare come Dicker.

Voto9/10

Ho amato moltissimo La verità sul caso Harry Quebert perché è un giallo che parla anche della scrittura e della lettura. Della forza evocativa delle parole e del potenziale magico di un romanzo...

Chiara Poli

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