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La paranza dei bambini: la recensione del romanzo di Roberto Saviano

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Crudo e violento, il romanzo immerge il lettore nella storia di Nicolas e la sua paranza, ragazzini alla conquista del potere e del rispetto. Dal libro è stato tratto l'omonimo film, in concorso al Festival di Berlino,

Lo scrittore Roberto Saviano Getty Images

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Cosa succede a un ragazzino quando perde fiducia nel mondo e la criminalità diventa l’unica via per il successo? Quali conseguenze può avere la perdita precoce dell’innocenza?

La paranza dei bambini, romanzo di Roberto Saviano pubblicato da Feltrinelli nel 2016 (dieci anni esatti dopo Gomorra), è la storia dell’ascesa al potere di un gruppo di adolescenti, nati nel quartiere di Forcella a Napoli. Il loro sogno, più grande dei loro 15 anni, è quello di diventare ricchi e di comandare sulla città, essere riconosciuti come veri boss del crimine.

A capo della paranza c’è Nicolas, detto Maraja, un ragazzo ambizioso, gonfio di un esagerato desiderio di potere che spingerà lui e i suoi amici a commettere violenze e soprusi. A dispetto del nome della loro paranza, i ragazzini vengono presto temuti per la ferocia con cui gestiscono i loro interessi nel quartiere.

Proprio come una paranza, ovvero la barca per la pesca a strascico, questi ragazzi vanno a pesca, non di pesci ma di persone da ammazzare.

La trama

Nicolas è un adolescente di Forcella e, come gran parte dei suoi coetanei, adora le scarpe da ginnastica e passare i pomeriggi sul motorino davanti scuola a scattare selfie.

Figlio di un insegnante di educazione fisica e di una stiratrice, entrambi pronti a fare sacrifici per assicurare al figlio un futuro di studio e realizzazione, Nicolas è ammirato dai suoi amici, da Christian, suo fratello minore e da Letizia, la sua intoccabile fidanzata.

Il più grande desiderio del ragazzo è quello di conquistare il potere e il rispetto della sua città, poter entrare a far parte di quella cerchia di uomini che osserva al Nuovo Maharaja, il locale di Posillipo dove sogna di diventare un cliente esclusivo. Maraja diventa infatti il soprannome che i suoi amici - Briatò, Tucano, Dentino, Dragò, Lollipop, Pesce Moscio, Stavodicendo, Drone, Biscottino e Cerino - gli appiccicano presto addosso. Con loro, Nicolas sogna di fare i soldi, non con l’onestà di uno stipendio da insegnante come suo padre, ma attraverso la via più semplice: quella dello spaccio.

Il controllo del traffico e dello spaccio di droga sono sotto il comando delle famiglie ed è con gli Striano di Forcella che cominciano la loro (dis)educazione. Arriva però il giorno in cui il capozona della famiglia, Copacabana, viene arrestato e la piazza resta senza un sovrano. Questo preciso momento diventa cruciale per Nicolas, che decide di conquistare quel trono.

Dobbiamo costruire una paranza tutta nostra. Nun amma’ ’a appartené a nisciuno, sulo a nuje.

L’aspirante capo paranza decide di cercare la protezione di un vecchio boss, don Vittorio detto l’Arcangelo, ormai fuori dai giochi perché costretto agli arresti domiciliari.

È lui che gli mette a disposizione le armi, pistole semiautomatiche e AK-47 che non hanno mai maneggiato in vita loro. Per questo si addestrano sparando alle antenne sui tetti delle case o, peggio, facendo dei "pocket coffee", i poveri immigrati, dei veri e propri bersagli umani.

Bambini li chiamavano e bambini erano veramente. E come chi ancora non ha iniziato a vivere, non avevano paura di niente, consideravano i vecchi già morti, già seppelliti, già finiti. L’unica arma che avevano era la ferinità che i cuccioli d’uomo ancora conservano. Animaletti che agiscono d'istinto. Mostrano i denti e ringhiano, tanto basta a far cacare sotto chi gli sta di fronte.

All’addestramento segue la stagione delle "stese", un periodo di terrore per conquistare i territori. In sella ai loro Beverly, con le armi infilate nei pantaloni, la paranza spara ovunque e a casaccio, solo per mettere paura alla gente. Dopo la stesa arrivava il tempo della raccolta, ovvero le estorsioni a negozi e ambulanti della zona.

Devono capire che nisciuno è cchiù sicuro. Che i palazzi, i negozi e i motorini, i bar, ‘e cchiese è tutta roba che permettimmo nuje.

Questo sistema permette loro di fare un sacco di soldi, più di quelli che i loro genitori avrebbero guadagnato in un’intera vita di lavoro: "si sentivano più uomini dei loro padri". Rolex, Gucci, Valentino, ostriche e fiumi di Moët e Chandon: i guadagni crescono e il potere va ostentato per aumentare il rispetto nei loro confronti.

A rovinare l’idillio di Nicolas e soci ci pensa Crescenzio Roipnol, nuovo capozona assegnato al rione. A questo affronto Nicolas risponde ribellandosi e puntando a conquistare tutte le piazze, che assegna ai membri della sua paranza. L’obiettivo a questo punto non è più fare soldi ma comandare su Napoli.

Attenzione! Possibili spoiler!

Nonostante gli arresti domiciliari, Crescenzio riesce a comandare e a gestire le piazze, contrastando la paranza del Maraja. Uccidere Roipnol diventa la priorità ed è il comando che Nicolas dà al più piccolo del gruppo, a Biscottino, che a soli 10 anni spara in faccia all’uomo.

Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo.

La paranza si evolve, e tratta l’eroina direttamente con Scignacane il re di San Giovanni a Teduccio. Ma è proprio questo nuovo legame che darà un duro colpo, irreversibile, a Nicolas.

Scignacane, scoperta la relazione tra sua madre e Dumbo (amico di Christian e di Dentino), decide di vendicare l’offesa uccidendo il ragazzo con la complicità di Nicolas.

Quando Dentino scopre l’accaduto, cerca vendetta per il compagno e punisce Nicolas uccidendo suo fratello, il piccolo Christian. "Voglio la vendetta" chiede la madre del ragazzo morto innocente, "Adesso è il tempo della tempesta" dice rivolgendosi a Nicolas e alla paranza "Voglio che voi siate la tempesta di questa città".

La vera paranza dei bambini

Roberto Saviano inventa e scrive una storia che ha degli evidenti caratteri della realtà. Lo scrittore si è infatti ispirato all’inchiesta di John Woodcock, sostituto procuratore a Napoli, sulla paranza di Emanuele Sibillo, ucciso a 19 anni nel 2015.

Camorra, estorsioni, omicidi, il libro racconta una storia violenta, quella dei clan che si spartiscono i quartieri di Napoli e, come branchi di lupi, difendono il loro potere sul territorio.

I paranzini sono ragazzi normali, vanno a scuola, vivono a casa coi genitori e hanno le fidanzatine che riempiono di messaggi d’amore. Sono ragazzi che però disprezzano il lavoro onesto e la fatica dei genitori, loro vogliono di più e subito. Per loro vivere onestamente è inutile, deridono l’impegno, la loro meta sono i soldi e chi ne ha molti è il vero vincitore.

Nel libro è l’eccezionale inventiva di Nicolas, il suo carisma (in alcune pagine cita Il Principe di Machiavelli) a dare la spinta alla storia: è lui che decide di prendere in mano gli affari quando i vecchi boss, che controllano il traffico di droga nel centro di Napoli, sono ormai troppo deboli per farlo.

La copertina La paranza dei bambini di SavianoFeltrinelli

La perdita dell’innocenza è al centro della storia raccontata da Saviano che ha scelto proprio la forma di un romanzo di finzione per approfondire i personaggi e avere la libertà di immaginare quello che pensano. L’utilizzo dei dialoghi e del dialetto creano un linguaggio specifico: quello vivo, istintivo dei giovani.

Del libro, che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico, è stata realizzata una trasposizione teatrale nel 2017, per la regia di Mario Gelardi che ha coinvolto i ragazzi del Teatro Sanità di Napoli. Attori non professionisti, come quelli scelti da Claudio Giovannesi, il regista dell'omonimo film, che ha scelto i suoi otto protagonisti su 4mila ragazzi.

Al film, unico italiano in concorso al Festival di Berlino, ci auguriamo possa seguire il secondo capitolo, Bacio feroce, pubblicato nel 2017.

Voto8/10

Roberto Saviano continua a raccontarci il Paese reale attraverso la storia di una giovane paranza che, sacrificando la sua innocenza, conquista il potere con una violenza senza limiti.

Tanina Cordaro

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