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Rovere sul set: "Nel fango per uscire dagli schemi del cinema italiano"

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Nel settembre del 2017 siamo stati sul set de “Il Primo Re” l’innovativo film di Matteo Rovere che dimostra che un nuovo cinema, lontano dai salotti dei film italiani, è possibile.

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Il comune di Manziana dista circa un’ora di viaggio dal centro di Roma e quando ci imbarchiamo verso il set de “Il Primo Re” è una giornata di fine settembre, che trascina gli ultimi strascichi del caldo estivo durante il giorno e con vertiginosi cali di temperatura al tramonto del sole. 

Del nuovo film di Matteo Rovere conoscevamo ben poco, sapevamo solamente che trattava in chiave cinematografica il mito della fondazione di Roma e del rapporto fra Romolo e Remo. Sapevamo inoltre che la location delle riprese era la Caldara di Manziana, una zona che mostra evidenti tracce dei fenomeni post-vulcanici che hanno interessato l’area secoli addietro ed è ancora oggi uno scenario fuori dal tempo, che deve proprio il suo nome alla somiglianza con un pentolone di acqua bollente. Un vero e proprio calderone, appunto. 

Gli indizi a nostra disposizione erano dunque due: lotta fratricida e fango. 

Nonostante questo, una volta arrivati sul set ci siamo ritrovati spiazzati. Dopo aver parcheggiato in una radura adiacente un ristorante, dove la troupe aveva allestito il campo base, siamo saliti su un veicolo più piccolo e pieno di fango sulla carrozzeria. Abbiamo capito subito il motivo: dopo aver percorso un sentiero tortuoso e non asfaltato ci siamo ritrovati davanti qualcosa che non avremmo mai immaginato di vedere sul set di un film italiano.

Un’estesa radura dove l’odore del fango era misto a quello dello zolfo, con un centinaio di comparse in costume. La ricostruzione del villaggio, minuziosa in ogni dettaglio, era frutto di un accurato studio fatto con esperti archeologi e studiosi del periodo antecedente la fondazione di Roma (avvenuta nel 753 a.C.). Quello è il periodo storico in cui è ambientato Il Primo Re.

Siamo alla prima settimana di ripresa e già le scene complesse la fanno da padrone, come ci racconta Matteo Rovere nella video intervista realizzata sul set:

Questo film è fatto solo di scene complesse, un fatto che generalmente spiazzava i direttori di produzione, in molti pensavano fosse un film impossibile da girare ma ho trovato chi ha voluto rischiare, nonostante fosse un film abbastanza difficile. L’idea era prendere una storia mitologica, fortemente radicata nella nostra cultura e per la prima volta provare a raccontarla fuori, anche all’estero. Cercando un po' di uscire dai salotti della contemporaneità, dei film che facciamo di solito, per raccontare però un mondo per noi importante, da cui la nostra cultura nasce.

Un racconto fisico, emotivo, fatto di terra, fango, fuoco, acqua, dove bisogna sporcarsi le mani e non solo, per cercare di sopravvivere. 

Per questo motivo una volta arrivati sul set stentavamo a riconoscere i due protagonisti, Alessandro Borghi e Alessio Lapice, quasi completamente nudi e sporchi di fango, con extension ai capelli e folte barbe a mascherarne in parte i lineamenti.

Quando gli abbiamo fatto notare questo particolare dettaglio, sul perché avesse ridotto in quello stato i suoi attori, il regista ha scherzato con noi:

Io li trovo bellissimi, anche ricoperti di fango e polvere. Secondo me questo è anche un film per donne, lo vedo proprio un film erotico per signore. Questo è un film sui corpi, un film fisico, realistico, dove entrambi hanno fatto un percorso molto vero, molto di pancia, per arrivare al cuore di Romolo e Remo, nel modo più sincero possibile.

Qui sopra il video dell'intervista realizzata ai due attori interpreti di Romolo e Remo in occasione del junket del film, in cui Alessandro Borghi ci ha spiegato l'epicità di una narrazione come quella de Il Primo Re e i riferimenti inconsci a uno dei miti del cinema hollywoodiano moderno, Leonardo DiCaprio, in particolare alla sua interpretazione (che gli ha fruttato il Premio Oscars) in The Revenant:

Ci ho pensato un po', ma sono state soltanto influenze più da un punto di vista d’immagine che di costruzione dei personaggi. Quell’immagine di 'The Revenant', quell’immagine di 'Valhalla Rising', quanto erano fighe? Quanto è bello pensare di rifare una cosa così figa? Facciamola.

Il Primo Re, scritto da Filippo GravinoFrancesca Manieri e Matteo Rovere, è prodotto da Groenlandia con Rai Cinema, coprodotto da Gapbusters (Belgio), in associazione con Roman Citizen, è in sala e sta riscuotendo un notevole successo, sia di critica che di pubblico, con un incasso di circa 930mila euro totalizzato nel primo weekend d’apertura. (Fonte ANSA)

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