FOX  

Il legame tra Brad e Amy nei primi due episodi di The Passage

di -

Le differenze con il romanzo ci sono, e sono molte. Ma l’atmosfera di The Passage è rimasta intatta: la recensione dei primi due episodi lo evidenzia, insieme a molti altri elementi…

160 condivisioni 0 commenti

Condividi

L’elemento che mi ha impressionata maggiormente? Il Progetto Noah: la base del laboratorio di Telluride è esattamente come me l’ero immaginata leggendo il romanzo di Justin Cronin. Ma anche il resto, sebbene Amy sia molto diversa dalla ragazzina del libro, mi ha convinta: l’atmosfera che emerge dai primi due episodi di The Passage è perfetta anche per chi, come me, ha letto (e amato) l’opera di Cronin molti anni fa.

La narrazione è piuttosto fedele, tralasciando l’aggiunta di alcuni personaggi che in TV servono a rendere tutto più chiaro - in particolare per quanto riguarda Clark Richards, il personaggio di Vincent Piazza, e la dottoressa Skyes (Caroline Chikezie)… Che nella serie, fra l’altro, hanno una relazione. Ma il rapporto maggiormente trasformato, rispetto al romanzo, è quello fra Brad e la sua ex moglie, Lila. In TV funziona, quindi va bene così. 

Buoni e cattivi, per libero arbitrio

The Passage, presentandoci i protagonisti e l’inizio della sua storia, divide i personaggi in due macro-categorie.

I buoni - quelli che si rifiutano di consegnare una bambina a un programma di sperimentazione medica, senza il suo consenso - e quelli che mettono la vita di molti sopra a quella di pochi. Pur con nobili ragioni, l’etica deve pur sempre avere un limite, e gli scienziati del Progetto Noah l’hanno oltrepassato molto tempo fa. Finendo dritti dritti nella seconda categoria (precedentemente, in quanto medici, appartenevano alla prima e aiutavano il prossimo).

Il sottile confine che separa “buoni” da “cattivi”, in The Passage, non è definitivo: la serie lascia ampio spazio al cambio di schieramento da parte dei protagonisti e la cosa, nel tempo, ci regalerà grandi soddisfazioni in termini di colpi di scena.

Una cosa, visti i primi due episodi, è certa: Anthony Carter, l’ultimo soggetto consegnato al Progetto Noah da Wolgast prima della ribellione alle loro regole, fa senz’altro parte dei buoni. Non è in nessun modo assimilabile agli altri mostri (in senso letterale e no) dell’esperimento. Lo capiremo meglio in seguito.

McKinley Belcher III è Anthony Carter in The Passage HD20th Century Fox Television
McKinley Belcher III è Anthony Carter in The Passage (qui insieme a Mark-Paul Gosselaar)

Ma anche Jonas Lear voleva solo trovare una cura per la donna che amava, e che ha perso - pur avendola accanto - a causa dell’Alzheimer.

Brad Wolgast invece ha perso qualcuno definitivamente, la sua bambina. E non ha intenzione di lasciare che Amy diventi un’altra vittima. Le loro posizioni ci mostrano come le esperienze personali e i legami affettivi siano determinanti nella scelta del lato della barricata a cui votarsi. Tim Fanning, brillante scienziato affezionato a Jonas, è pronto a tutto pur di aiutarlo nella lotta per la vita di Elizabeth.

L’elemento geniale in The Passage è proprio questo: i personaggi non solo spaziano fra le due categorie, ma in base agli eventi cambiano anche il modo in cui guardano il mondo. 

Amici e nemici si scontrano sullo stesso terreno: tutti vogliono salvare qualcuno. E anche Jonas vuole salvare Amy, perché ci sono confini che non andrebbero mai, mai violati.

I veri mostri

Il cambiamento più rilevante rispetto al libro coinvolge il personaggio di Lacey, centrale nel romanzo e molto diversa dalla sua versione televisiva (anche per il modo in cui entra in contatto con Amy). Ciononostante, tutto fila liscio.

The Passage mescola avventura, soprannaturale, horror, azione e mitologia, ma lo fa in un modo molto preciso: gli unici, veri mostri sono i personaggi che perdono del tutto la loro umanità. Che accada perché infettati dal virus del Progetto Noah o perché - come nel caso di - Richards - forse umani non lo sono stati mai, non importa. Il messaggio è inequivocabile: dobbiamo restare umani. O tutto sarà perduto.

Questi primi due episodi ruotano attorno alle tematiche-base di The Passage: il monito a non sfidare mai i limiti della Natura, la denuncia dei limiti etici che la scienza non dovrebbe mai superare e la necessità di usare solo amore ed empatia per "curare" il mondo. Quando i nomi dei Dodici vengono svelati da Brad a Lacey torniamo in contatto con un altro dei punti cruciali nella storia di The Passage: la comunicazione.

Gli incubi, le voci, le allucinazioni… Chiunque entri in contatto con i soggetti del Progetto Noah li sperimenta. Insieme alla paura. Perché libero arbitrio e umanità sono ciò che ci spinge a superare la paura, razionalizzandola.

Quando l’umanità non c’è più, distrutta in laboratorio, allora l’irrazionalità prende il controllo del mondo. E nessuno può combatterla. The Passage ci ha introdotti a un universo ricco di misteri e di pericoli. E di sacrificio (Lacey, Wolgast, Amy - che si consegna al Progetto Noah...). Sacrifici in nome della cosa giusta da fare.

Con un ritmo incalzante, più da avventura che da horror - ma le cose cambieranno - e con una colonna sonora avvolgente e azzeccatissima, The Passage ha intrapreso l’inizio di un viaggio che ci porterà dritti all’inferno. Fra vampiri creati in laboratorio e bambine che possono salvare il mondo… Sempre ammesso che, di salvare quel che resta dell'umanità, valga davvero la pena.

Il prossimo episodio di The Passage vi aspetta lunedì prossimo solo su FOX

Condividi

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.