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Huawei, pesanti accuse dagli USA: furto tecnologico e frode

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Dopo l'arresto del CFO, Huawei ancora al centro di una delicata situazione. Gli USA accusano l'azienda tech di aver rubato una tecnologia di proprietà di T-Mobile e di aver raggirato la legge per i suoi affari in Iran.

Il logo aziendale di Huawei Huawei

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La battaglia commerciale tra Stati Uniti e Cina è in costante evoluzione e tende a farsi sempre più accesa. L'arresto del CFO di Huawei, nonché figlia del fondatore, aveva già destabilizzato la situazione, ma a gettare altra benzina sul fuoco arrivano due pesanti accuse degli Stati Uniti contro l'azienda cinese.

Di seguito le parole del Procuratore Generale Matthew Whitaker:

Oggi annunciamo che presenteremo accuse penali contro il gigante delle telecomunicazioni Huawei e i suoi associati per circa due dozzine di crimini.

Al comunicato del procuratore ha fatto seguito il commento di Christopher Wray, direttore dell'FBI:

Huawei ha approfittato di pratiche d'affari disoneste, che contraddicono i principi economici che hanno permesso alle aziende americane e agli Stati Uniti di prosperare. La prosperità che guida la nostra sicurezza economica è strettamente legata alla nostra sicurezza nazionale. L'enorme influenza che il governo cinese ha sulle aziende cinesi come Huawei rappresenta una minaccia per entrambe.

Il furto tecnologico

Come riportato da CNN Business, Huawei è accusata di aver rubato segreti commerciali da T-Mobile (operatore USA di telefonia mobile) e di aver promesso ai suoi dipendenti bonus per la raccolta di informazioni confidenziali sui competitor.

L'azienda cinese ha fornito per anni smartphone all'operatore, e grazie a questa collaborazione ha avuto accesso alla tecnologia per la prova dei dispositivi chiamata Tappy, di cui T-Mobile è proprietaria. Una tecnologia poi "replicata" dal colosso tech nei suoi stabilimenti in Cina, violando gli accordi con il partner.

Huawei avrebbe chiesto ai suoi dipendenti di scattare foto e raccogliere informazioni come dimensioni e numeri seriali dei vari componenti. Accuse accompagnate da una prova, ovvero un dipendente colto sul fatto, mentre cercava di rubare un braccio di un robot addetto alla produzione del componente.

Il business in Iran

Come se il furto tecnologico non bastasse, gli USA accusano Huawei di aver attuato pratiche scorrette per i suoi affari in Iran, nonostante le sanzioni vigenti da parte degli USA.

Stando ai documenti dell'accusa, la frode risale al 2007, quando il fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, mentì all'FBI dichiarando che l'azienda non violava le leggi statunitensi sull'esportazione e che non aveva alcun collegamento diretto con alcune aziende in Iran. Skycom fu infatti definita un'azienda separata, ma in realtà era una sussidiaria, una società di copertura sfruttata per la vendita di prodotti tech in Iran.

A sostengo delle accuse, la documentazione descrive un episodio risalente al 2013, riguardante un incontro tra il CFO Wanzhou Meng e la banca HSBC. La Meng, arrestata in Canada nel dicembre del 2018 e ora in libertà vigilata, fornì informazioni totalmente o parzialmente false, come quelle relative proprio al rapporto con Skycom.

La risposta della Cina e di Huawei

Da Pechino il primo commento è giunto dal portavoce del Ministro per l'industria e la tecnologia che ha definito le accuse mosse dagli Stati Uniti ingiuste e immorali.

Huawei vorrebbe cercare di uscire quanto prima da questa situazione, anche per contenere i danni. L'azienda ha chiesto di discutere delle accuse con il Dipartimento della Giustizia, che però - apparentemente senza una motivazione - non ha accolto la richiesta.

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