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Macchine Mortali: la recensione del romanzo distopico di Philip Reeve

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V'immaginate un mondo fatto di città in movimento, che si divorano le une con le altre? E se fosse Londra la città più temuta? E se Hester volesse infiltrarsi per compiere la sua amata vendetta?

L'occhio di Hester Shaw Mondadori

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Hester Shaw ha un’unica certezza nella sua vita: deve uccidere Valentine.

La vendetta è un sentimento vivido in Macchine Mortali, il romanzo distopico per ragazzi scritto da Philip Reeve nel 2001 che quest’anno è stato portato al cinema da Peter Jackson (in qualità di sceneggiatore e produttore) con Hera Hilmar e Robert Sheehan come protagonisti.

Era un pomeriggio di primavera cupo e ventoso, e Londra inseguiva una piccola città mineraria attraverso il fondale ormai in secca di quello che una volta era il Mare del Nord.

Quella realizzata da Reeve è una vera e propria saga, composta da ben quattro romanzi di cui soltanto due sono stati tradotti in italiano: il primo, Macchine Mortali, e il secondo, Freya delle Lande di Ghiaccio. In lingua originale, gli altri due romanzi che compongono la saga sono Infernal Devices e A Darkling Plain.

Dopo qualche dato tecnico, passiamo alla recensione vera e propria.

Macchine Mortali: il romanzo funziona?

Se state leggendo questa recensione con l’obiettivo di paragonare il libro al film, fermatevi qui perché non è questo il caso.

Hester Shaw in copertinaMondadori
Macchine Mortali di Philip Reeve

Quando chiedo se il romanzo funziona, la risposta in realtà non è così semplice: la narrazione è completa nel senso schematico del termine, ma la struttura è perlopiù vuota perché manca di contenuto valido.

Prima di tutto, questo romanzo non ha un protagonista. A differenza di Hunger Games o Divergent, che rappresentano un filone della narrativa distopica per ragazzi molto apprezzato, in Macchine Mortali non è ben chiaro chi è il protagonista.

C’è Tom, un aspirante storico che viene trattato da sguattero, che non ha la stoffa del guerriero e s’imbarca in una missione molto più grande di lui. C’è Hester, affamata di vendetta, che brama di uccidere Thaddeus Valentine per vendicare la sua famiglia assassinata e la sua faccia sfregiata.

Un’orrenda cicatrice le attraversava il viso, dalla fronte alla mascella, facendola somigliare a un ritratto che qualcuno aveva furiosamente sfregiato.

E poi c’è Katherine, figlia di Valentine, che da ragazzina devota e pregna d’amore per il padre finisce per rivoltarglisi contro pur di fare la cosa giusta.

Cosa accomuna questi tre personaggi?

Attenzione! Possibili spoiler!

Nessuno ha la stoffa dell’eroe. Quando si presenta l’occasione di riscattarsi dalle ingiustizie subite, nessuno dei tre riesce ad essere coerente. Tom è sempre stato contrario alla violenza, eppure ha ucciso. Hester avrebbe voluto conficcare una spada in gola a Valentine ma, quando ne ha avuto l’occasione, ha deposto le armi. Katherine avrebbe voluto fare la cosa giusta – e in un certo senso l’ha fatto – ma ha preferito l’incolumità del padre a quella del resto del mondo. Dov’è il vero eroe di Macchine Mortali?

L’impostazione del romanzo corale avrebbe retto maggiormente se l’autore si fosse soffermato abbastanza da rendere giustizia a questi tre personaggi: ognuno così diverso dall’altro, dalle connotazioni sfuggevoli e dal carisma fioco, che non hanno permesso al quadro di delinearsi. E il fatto che Macchine Mortali sia soltanto il primo di quattro volumi non è una giustificazione a queste mancanze.

I personaggi sono l’essenza di un romanzo: poco importa che la penna sia fluida e scorrevole o che le descrizioni siano accattivanti. Se manca la sostanza del personaggio, manca tutto il libro.

Il linguaggio di Reeve è visivo, le descrizioni post apocalittiche sono vivide e accurate (motivo che forse ha portato Peter Jackson ad avvicinarsi a questo progetto), ma talvolta sono fin troppo dispersive, tanto da confondere chi sta leggendo.

Ma di che parla Macchine Mortali?

La trama è l’intelaiatura che affascina maggiormente chi è attratto dai romanzi distopici: siamo in uno scenario futuro in cui la Terra è composta da città in movimento. Si presuppone che una città per sopravvivere debba nutrirsi di altre città più piccole: assemblare e depredare altre piccole realtà per garantire la prosperità di quelle più valide è quello che fa Londra.

Londra, una montagna di metallo che marcia incontrastata verso una meta ambiziosa, è la prima città Trazionista formata da Nikolas Quirke, colui che ha dato il via al Darwinismo urbano.

Londra, un mostro di sette livelli costantemente in movimento che è la culla da cui parte l’avventura di Tom, Hester e Katherine. Londra è l’inizio e la fine, dove il cerchio si apre e si chiude, ponendo delle premesse che poi, purtroppo, non vengono rispettate.

Attenzione! Possibili spoiler!

Tom avrebbe voluto ricongiungersi con Katherine e non ha avuto modo di farlo, a causa del tragico finale.

Katherine avrebbe voluto incontrare la sua sorellastra, quale Hester, ma non ha avuto modo neanche di scambiarci una parola perché suo padre ha tentato di uccidere Hester e, per errore, invece ha ucciso lei.

Hester, a sua volta, avrebbe dovuto mettere fine alla vita di Valentine, ma dinanzi quella tragedia non ha avuto il cuore di procedere perché si è resa conto che anche quell’uomo, per quanto vile, ha davvero un cuore e dei sentimenti. Un concetto che non avrebbe fatto una piega se non fosse stata Hester Shaw, colei che è cresciuta nell’odio e nella solitudine con unico obiettivo quello di riscattarsi.

L’accennata redenzione di Hester si contrappone invece a quella di Valentine, un personaggio dalla fama incontrastata che però non è stato in grado di fare pace con se stesso neanche quando è stata sua figlia a chiederglielo.

Ma c’è la storia d’amore?

I più romantici resteranno ancor di più delusi. L’amore c’è, ma è acerbo. Reeve ha deciso di non soffermarsi molto sull’aspetto romantico delle relazioni dei personaggi, togliendo un’ulteriore connotazione che, a mio parere, avrebbe invece garantito loro un maggiore spessore.

Attenzione! Possibili spoiler!

Il finale, alquanto scontato, ci porta davanti a una dura verità: Londra, la città che divora le altre, finisce per rovinarsi con le sue stesse mani. Eppure, neanche questa tragica e preannunciata fine ha dato la soddisfazione sperata durante la lettura, così come il punto messo alla vita di Katherine: la sua fine era necessaria? E chi sarà sopravvissuto allo strazio di Londra? Che fine faranno Hester e Tom? Questa pseudo storia d’amore decollerà nei prossimi romanzi?

Macchine Mortali è un romanzo in continuo movimento, un po’ come le Città Trazioniste che lo animano: sembra di essere costantemente sballottati da una parte all’altra, balzando da una pagina all’altra con il bisogno di avere di più e poi ritrovarsi con la bocca completamente asciutta: come catturare una preda e soltanto dopo rendersi conto di aver rincorso un sacco di pietre che lascia l’amaro in bocca.

Voto5/10

Macchine Mortali è come una bellissima scatola di velluto: la apri e ti accorgi che è vuota. Tutto quello che ti resta è soltanto una perfetta confezione, bella ma pur sempre vuota.

Cristina Migliaccio

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