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GRIS, recensione: quando il videogioco è un'opera d'arte

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GRIS è lo straordinario incontro di tre menti creative fuori dal comune, che hanno dato vita ad un videogioco incredibilmente emozionante. È questa la massima espressione dell'arte in movimento?

Il profilo della protagonista di GRIS Nomada Studio/Devolver Digital

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GRIS è un puzzle game facilissimo, uno di quelli che chiunque potrebbe portare a termine. L'opera di esordio di Nomada Studio non è però semplicistica o banale, ma anzi mette sul piatto un'esperienza ludica dal fine più elevato, trasformando in schizzi di chiara derivazione artistica diverse sfumature dei sentimenti umani. 

Sofferenza, malinconia e flebili sussulti di gioia intonano, nel fiabesco silenzio che contraddistingue GRIS fino ai titoli di coda, una serenata per gli occhi. Tutto allora si può dire dell'ultima produzione di Devolver Digital, se non che non rappresenti un dipinto ad acquerello in movimento in cui ogni singolo elemento è visibilmente realizzato a mano e curato nei minimi dettagli.

La creazione stessa di questa avventura, disponibile su PC e Nintendo Switch - noi abbiamo testato proprio quest'ultima versione - ha una sua storia peculiare, che trae origine dall'incontro quasi pilotato dal destino tra Adrian CuevasRoger MendozaConrad Roset. Quest'ultimo, un artista alla ricerca di nuovi modi per esprimere le proprie ispirazioni, ha trovato nelle idee dei due game designer ex Ubisoft e nei videogiochi più in generale la propria innovativa tavolozza. 

Conosciutosi a una festa, il trio ha fatto di GRIS ciò che più si avvicina a quella che potrebbe essere definita arte videoludica. E un videogame in cui in cui la consapevolezza estetica della direzione artistica è completamente funzionale al gameplay stesso.

La (silenziosa) storia di GRIS

Come spesso accade nelle produzioni indie, anche in GRIS la narrazione è volutamente criptica, quasi ridotta all'osso e ineffabile. 

Resta così difficile spiegare a parole la storia della protagonista - che dà nome al gioco -, mentre a schermo scarseggiano testi e indicazioni, lasciando spazio ad un'esperienza serena ed evocativa, priva di pericoli, frustrazioni e morte. Gris è una ragazza piena di speranze e persa nel suo mondo, che si trova a vivere un'esperienza molto difficile. A questo viaggio nel dolore fa da contraltare il suo abito, che le fornisce nuove abilità per affrontare una cupa realtà. Con l'evolversi della storia, Gris crescerà emotivamente e imparerà a vedere il suo mondo in modo diverso, scoprendo nuove strade da percorrere usando abilità che prima non aveva.

GRIS è già disponibile su Nintendo Switch e PCHDNomada Studio/Devolver Digital

Un percorso, quello della giovane - Gris ha i capelli azzurro cielo, uno sguardo sognante e una voce angelica, ma non riesce, purtroppo, a emettere più alcun suono -, che mescola con certosina eleganza l'incredibile lavoro visivo a quello dedicato al comparto sonoro. Le musiche originali create dalla band spagnola Berlinist accompagnano l'esplorazione dei giocatori, tra elementi naturali e architettonici mai fuori posto, mai presenti a caso in un determinato contesto. Così come non casuale è il vestito della giovane e improvvisata eroina: la crescita e gli strumenti necessari per superare le difficoltà vengono rappresentati attraverso l'abito e le abilità a esso legate.

Acquerelli a piattaforme

Approcciato come un semplice puzzle game, GRIS potrebbe inevitabilmente deludervi. 

GRIS è la massima espressione dell'incontro tra arte e videogameHDNomada Studio/Devolver Digital

Man mano che il mondo di GRIS prende forma, il gioco si arricchirà di rompicapi accessibili, sequenze su piattaforme e sfide d'abilità facoltative - per una durata di circa quattro ore. Il team spagnolo ha infatti scelto di plasmare un'esperienza accessibile e godibile da tutti, priva di game over e di morti o di un livello di sfida troppo elevato.

In giro per il livelli si trovano delle piccole sfere di luce che consentono di sbloccare automaticamente dei passaggi, con ogni puzzle a richiedere un determinato numero di sfere per essere risolto. Ognuno degli stage propone una nuova meccanica che aggiunge varietà e, utilizzata in concorso con le altre, rende leggermente più complicate le sezioni finali del gioco, senza però staccarsi troppo da meccaniche comunque blande e dal livello di sfida impostato verso il basso.

Attenzione però, perché GRIS non è affatto un puzzle platform noioso da giocare. Il gioiellino di Nomada Studio ''gioca'' con la sua stessa struttura, sorprendendoci a ogni livello con skill diverse e combinabili, utili a variare le meccaniche e soprattutto a farci scoprire - quasi fossimo affamati avventori di una galleria d'arte - un level design più intricato, complesso e interessante da esplorare.

Non mancano comunque alcuni collezionabili che aggiungono un po' di pepe alla sfida, sempre interpretata come un lento - ma mai noioso! - incedere verso le battute finali.

In conclusione

Non è difficile individuare in GRIS una intelligente e innovativa interpretazione in pixel delle cinque fasi di elaborazione del lutto teorizzate dalla psichiatra Elisabeth Kubler Ross nel 1970.

Negazione, rabbiacontrattazione, depressione e infine accettazione si susseguono nel variare della gamma cromatica - dal rosso al giallo, passando per il verde ed il blu. Un sentiero che per essere davvero apprezzato necessita ai player di spogliarsi di sovrastrutture e aspettative create dal mercato videoludico passato e da quello moderno. Player che saranno ricompensati con un'esperienza visiva e musicale che vive d'altro rispetto a quelli che sono i canoni dei platform game. 

GRIS è realizzato da due ex sviluppatori di Ubisoft e da un artista spagnoloHDNomada Studio/Devolver Digital

GRIS, in conclusione, si presenta come un'avventura dove il gameplay fa da contorno ad un art design ammaliante e potente, capace di scorrere al contempo con leggerezza e intensità.

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