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Stronger, la recensione: Jake Gyllenhaal e lo scomodo mito dell'errore americano

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In Stronger Jake Gyllenhaal diventa Jeff Bauman, un ragazzone americano "costretto" a diventare il simbolo della speranza dopo l'attacco alla Maratona di Boston.

Jake Gyllenhaal Leone Group

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Boston, 15 aprile 2013: sulla linea del traguardo della maratona cittadina Jeff Bauman aspetta l'arrivo della sua eterna fidanzata Erin. I due si sono lasciati per l'ennesima volta un mese prima e lei sembra intenzionata a voltare finalmente pagina, dopo un tira e molla infinito. Stanca dell'immaturità e della mancanza di autonomia e ambizione di Jeff, Erin non si aspetta che lui si presenti come promesso sulla linea del traguardo. Mentre corre verso l'arrivo, si aspetta che lui sia al bar a vedere la partita dei suoi adorati Red Sox, dimenticando per l'ennesima volta una promessa fattale.

Erin e Jeff in una scena del filLeone Group
Gli alti e bassi di un amore proletario e statunitense sono al centro di Stronger

Invece Jeff è sulla linea del traguardo ad attenderla da tempo, armato di un cartellone d'incoraggiamento per la donna della sua vita, quella per cui vuole provare a impegnarsi. Per esserci ha chiesto un permesso dal lavoro in una catena della grande distribuzione dove lavora, arrostendo il pollame nella sezione rosticceria. Mentre aspetta Erin, Jeff viene urtato da un ragazzo; quello sconosciuto trasporta la bomba artigianale che scoppierà poco dopo, portandosi via le gambe di Jeff.

Jake vs The Academy

Continua la lunga striscia di ruoli con cui Jake Gyllenhaal testa la sua sconfinata bravura e cerca di attirare l'attenzione dell'Academy, che continua a ignorarne il talento, ingiustificatamente. Quello di Stronger è chiaramente una storia vera prodotta e interpretata dall'attore perché aderente alle linee guida non scritte che determinano i gusti dei giurati che assegnano gli Oscar. Dopo aver sottoposto il suo corpo a ogni genere di prova, stavolta Gyllenhaal sfodera la carta dell'invalidità. Ad inizio film già perde le gambe e passerà gran parte della pellicola a esplorare con il suo personaggio cosa significhi a livello fisico e psicologico non avere gli arti inferiori dal ginocchio in giù. Se ciò non bastasse, si sottopone per ragioni filologiche a lenti a contatto colorate e a un tremendo taglio di capelli, pur di somigliare all'ultimo eroe per caso statunitense nella guerra al terrore.

L'attore e l'uomo che ha ispirato il film StrongerHDLeone Group
Jake Gyllenhaal e il vero Jeff Bauman

Il talento sconfinato di Gyllenhaal - da tempo uno dei migliori e più versatili attori statunitensi under 40 - in passato ha già salvato film del genere da loro stessi e dalla superficiale retorica o politica che portavano avanti. Esempi? Vedi alla voce Lo Sciacallo, Animali Notturni, Southpaw - L'ultima Sfida, Demolition. Non stupisce quindi scoprire che la sua performance - assistita da un'altrettanto capace e ignorata Tatiana Maslany - sia in grado di dare spessore e verve anche ai passaggi più triti, che si poggiano interamente sullo spirito a stelle e strisce e sul sigillo del "tratto da una storia vera".

Quello che stupisce di più del film di David Gordon Green è quanto di fatto questi passaggi siano rari. Lungi dall'intraprendere un sentiero autoriale vero e proprio, Stronger è però molto impegnato nell'affrontare in maniera critica la parabola del suo protagonista, interrogandosi soprattutto sul bisogno della città ferita di trasformare uno dei sopravvissuti in un simbolo.

Il bisogno di un eroe

Jeff sembra uscire psicologicamente indenne dall'incidente: a poche ore dall'accaduto già guida l'FBI nella cattura del fondamentalista, descrivendo il terrorista in fuga e fornendone un identikit. Sembra così saggio dal raccomandare a Erin di non sentirsi in colpa né tanto meno obbligata a rimanere al suo fianco. Trova persino la forza per non replicare in malo modo ai familiari chiassosi, affaristi e talvolta gretti che affollano il suo capezzale ma sembrano sordi al suo disagio.

Disagio che si manifesta soprattutto quando la città e i media gli chiedono di scendere di nuovo in prima linea e interpretare da protagonista quel ruolo di eroe che tutti già gli attribuiscono. Il film sottolinea l'esasperazione con cui tutti esortano Jeff a confermare il suo status di eroe e simbolo, nonostante la crescente insofferenza del giovane. Jeff finisce per tradire le aspettative altrui per poter rientrare nel vecchio ruolo del giovane con zero ambizioni e zero responsabilità.

Tatiana Maslany e Jake GyllenhaalHDLeone Group
Stronger è tratto da una storia (d'amore) vera

Il tracollo è dietro l'angolo, alimentato dal senso di inadeguatezza, sia nel ruolo di uomo al fianco di Erin (le vecchie debolezze sono tutte ancora lì) sia in quello di figura pubblica su cui le persone comuni scaricano le loro aspettative e le loro angosce. Pur ricadendo un po' nella retorica, il finale di Stronger si rivela più potente del previsto, sottolineando con amara consapevolezza come Jeff a quel ruolo pubblico non possa sfuggire. È più semplice tornare a camminare su arti artificiali (anche se comunque bisogna ingaggiare una lotta quotidiana) che smettere i panni dell'eroe.

Superata la crisi esistenziale, dovrà rimettersi in piedi - letteralmente - e fare fronte ai bisogni di Erin e della gente, se non dell'America. L'unica a volere che lui maturi e diventi più consapevole è proprio la fidanzata: gli altri, a partire dalla terribile madre, hanno semplicemente bisogno che lui accetti un ruolo da eroe e santo laico, la cui presenza è necessaria per continuare ad alimentare la retorica e il mito degli Stati Uniti più forti della paura.

Stronger sarà nelle sale italiane a partire dal 4 luglio 2018.

Voto7/10

Jake Gyllenhaal dimostra di poter portare in profondità anche il film più retorico e commerciale: Stronger ha un certo coraggio di essere critico, ma non abbastanza da lasciare il segno.

Elisa Giudici

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