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Storia degli Zombie: origini e mitologia delle creature non morte

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Lo zombie è la personificazione stessa della più grande paura dell'uomo, la morte. Ecco perché al cinema, in letteratura e nei videogiochi non manca mai...

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La figura dello zombie è fra le più gettonate del momento. Protagonista di una vastissima produzione letteraria, cinematografica e televisiva, lo zombie trae le sue origini dalla tradizione del voodoo e si modifica, nel corso degli anni, per diventare grazie a George Romero la personificazione stessa della più grande paura dell'uomo: la morte.

Il concetto di resurrezione è strettamente legato all'ambito religioso, in quanto simbolo più esplicito della manifestazione divina. Per questo le creature che risorgono come mostri che danno la caccia ai vivi, sono molto diverse da com'erano in vita. Non possono e non devono rappresentare alcuna manifestazione divina, semmai il contrario.

Quando non ci sarà più posto all'inferno, i morti cammineranno sulla Terra.

Lo diceva Peter in Zombi di Romero, capolavoro del genere, per sottolineare la natura infernale di queste creature. Zombie, morti viventi, ritornanti: gli esseri tornati in vita sono stati chiamati in moltissimi modi nel corso della storia, ma il termine zombie si deve all'antica tradizione di Haiti.

I "veri" zombi, ovvero persone vive ma completamente private della propria volontà attraverso sostanze tossiche mescolate dagli stregoni appartengono a questa cultura (esplorata dal capolavoro di Wes Craven: Il serpente e l'arcobaleno). Per questo, l'origine si lega alla tradizione voodoo (e al creolo zonbi), che vuole gli stregoni capaci di controllare gli esseri umani come bambole. Viventi, ma senza volontà propria e senza capacità di esprimerla.

La definizione moderna del termine, invece, si lega principalmente ai morti viventi del cinema e a tutte le loro moderne declinazioni, da George Romero in poi, grazie alla popolarità di film e letteratura di genere.

Il serpente e l'arcobaleno di Wes Craven

Gli zombie e la fine del mondo: dalle origini del genere ai Romero

Tutte le migliori storie di zombie (e quasi tutte in generale) sono fortemente contaminate dal genere catastrofico: il risveglio dei morti comporta necessariamente un risvolto apocalittico (o post-apocalittico, se ci troviamo già a cose fatte, come nel pilot di The Walking Dead per esempio).

Il genere catastrofico ha goduto di grande popolarità intorno agli anni '70 e dalla seconda metà degli anni '90 in poi sta vivendo una seconda golden age grazie soprattutto a invasioni aliene, cambiamenti climatici e invasioni di zombie.

Queste, in particolare, esplorano il tema dominante del catastrofico, ovvero le reazioni degli esseri umani di fronte alle emergenze. Ma quando si tratta d'infrangere il tabù della morte, trasformando in mostri reali e tangibili la più grande paura ancestrale dell'uomo - la morte, appunto - tutto cambia.

Dividendosi in due categorie principali, che in sceneggiatura si identificano (sommariamente) come Eroi e Sciacalli, i protagonisti possono agire nel modo più corretto, unendo le forze di fronte al comune nemico, oppure decidere di accaparrarsi ogni singola risorsa solo per garantire la propria sopravvivenza (e vi ho appena raccontato il succo di The Walking Dead).

Dimostrando, per altro, che le catastrofi - apocalisse zombie inclusa - sono sempre molto democratiche, perché sopravvivono sempre persone appartenenti a entrambe le macrocategorie. Con tutte le sfumature del caso.

E con sfumature intendo ogni declinazione esplorata dagli sceneggiatori con la presenza di tipi ben caratterizzati: i codardi, gli spacconi, gli ingenui, gli altruisti, gli egoisti, gli impulsivi...

Per trovarli tutti basta rivedere il capostipite per eccellenza del genere moderno come lo conosciamo oggi: La notte dei morti viventi.

Prima c'erano stati, tanto per fare tre esempi, Il gabinetto del Dottor Caligari (già nel 1919), L'isola degli zombies (1932) e Ho camminato con uno zombie (1943), insieme a molti altri antenati del moderno zombie.

Ma La notte dei morti viventi rimane ancora oggi il migliore esempio delle complesse manifestazioni di ogni lato della natura umana in circostanze fuori dall'ordinario, simbolo del terrore della perdita dell'identità e della propria umanità (caratteristica comune alle opere con critica sociale, come quelle di Romero) ed espressione concreta della superficialità iniziata con il consumismo sfrenato (non a caso, Zombi è ambientato in un grande centro commerciale americano) e destinata a portare all'ossessione per la tecnologia.

Ecco perché gli zombie, secondo me, rappresentano alcuni fra i mostri immaginari più complessi e ricchi di simbolismo nella letteratura (fumetti inclusi), al cinema e in TV. 

La realtà: gli zombie esistono? 

Ho parlato di mostri immaginari, perché gli zombie che intendiamo noi, fortunatamente, non si sono mai visti. Altrimenti, immagino, non saremmo certo qui a parlarne. Ma un fondo di verità, c'insegna la tradizione, c'è sempre.

La figura dello zombie cancella le incrollabili certezze dell'uomo, come l'ordine naturale delle cose relativamente al ciclo vita-morte, e probabilmente è per questo che fanno tanta paura.

Ma gli zombie più spaventosi, perché esistenti nel nostro mondo, sono quelli legati al voodoo. Affascinati dal successo dei film di genere, virologi ed epidemiologi hanno studiato le radici reali che hanno dato origine al mito dello zombie così come lo conosciamo oggi.

Wade Davis, antropologo canadese autore dell'omonimo libro da cui Craven ha tratto Il serpente e l'arcobaleno, racconta nel dettaglio la capacità di una formula creata con un miscuglio di sostanze specifiche di rallentare moltissimo il metabolismo, provocando poi paralisi e una sorta di trance. Uno stato, insomma, di morte apparente.

L'incubo dei sepolti vivi torna ad affollare l'immaginario collettivo e si unisce a quello dei morti viventi tramite l'esistenza (reale e comprovata) della cosiddetta polvere di zombie, il composto realizzato dagli stregoni voodoo haitiani per ridurre in schiavitù i loro nemici o farli seppellire vivi.

Nel suo libro, Davis afferma che la polvere di zombie contiene, fra le altre cose, tessuto umano. Da qui l'idea che gli zombie si nutrano degli uomini, con l'introduzione della componente del cannibalismo.

L'immagine di uno "zombie" ridotto in questo stato dal voodoo

Come sopravvivere agli zombie

Max Brooks ci ha scritto un gustoso libro, intitolato Manuale per sopravvivere agli zombi e dettagliatissimo. Un testo imperdibile per gli appassionati.

Ma le regole per superare un attacco zombie sono state diffuse anche dall'autorevolissimo CDC, il Centro per il Controllo delle Malattie che compare di frequente nei film e nelle serie a tema zombie.

Trovate qui i dettagli sul pezzo pubblicato sul sito ufficiale del CDC, scherzoso ma al tempo stesso incentrato sulle certezze derivate dall'incrollabile verità sugli zombie: l'unico modo per liberarsene è distruggerne il cervello. O separarlo dal resto del corpo (la decapitazione funziona, ma le teste restano "in vita"... Come c'insegnava il Governatore il The Walking Dead).

Stabilito questo, sugli altri consigli ci sono variazioni: il classico zombie romeriano è lento, scoordinato e quindi facilmente aggirabile - a patto che non si trovi in compagnia di troppi suoi simili. 

Le declinazioni più recenti, invece, propongono lo zombie che corre, anche molto velocemente, il che fa crollare la strategia di aggirarsi fra loro. Vale sempre per gli zombie lenti il trucco di mascherare il proprio odore con sangue e interiora di zombie per muoversi indisturbati fra di loro. Non molto pratico e parecchio schifoso, ma senza dubbio efficace.

Fondamentale anche il discorso sulle armi: per le armi da fuoco ci vuole una certa precisione, ma anche l'ambiente adatto. I rumori, si sa, attirano gli zombie e uno sparo potrebbe vanificare ogni tentativo di fuga da un numero troppo elevato di morti viventi.

Tutte le armi bianche, inclusi gli strumenti improvvisati come cacciavite o rompighiaccio, sono invece perfetti. A patto che si sappia come maneggiarli per colpire efficacemente il cervello.

Pare che l'unico modo per farlo sia fare molta pratica, come Carol in The Walking Dead.

I film sugli zombie: lo zombie movie

George Andrew Romero, nato a New York nel febbraio del 1940 e scomparso, purtroppo, nel luglio del 2017,  rimane la massima autorità in materia di morti viventi sul grande schermo.

Ciò premesso, i 6 film sugli zombie che ha personalmente diretto, scritto e prodotto sono pietre miliari del genere.

La notte dei morti viventi (1968), Zombi (1978), Il giorno degli zombi (1985), La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007, girato interamente in digitale) e L’isola dei sopravvissuti (2009, presentato in anteprima mondiale a Venezia e distribuito poi direttamente in DVD) hanno sempre una caratteristica in comune: i morti si risvegliano, attaccano i vivi e li trasformano in altri morti viventi. Non si sa perché, e non ci viene spiegato: è così. Punto e basta. Ed è una peculiarità di tutti i film che si attengono allo zombie-movie puro.

La ragione è semplice: il perché e il quando non devono interessare al pubblico, che deve piuttosto concentrarsi sul come. Come reagiscono i sopravvissuti, come si può continuare a vivere quando i morti si risvegliano, come si può pensare a un futuro. Le reazioni emotive e morali dei personaggi sono sempre il nodo centrale della narrazione nello zombie. Indipendentemente dalle sue declinazioni e dalle sue commistioni.

Penso, per dire, al mix con la commedia dei geniali L'alba dei morti dementi e Benvenuti a Zombieland. Penso alla scottante tematica del controllo governativo (è l'autorità, civile o militare, ad arrogarsi il diritto di decidere chi vive e chi muore) in 28 giorni dopo e nel suo sequel 28 settimane dopo.

Penso al già citato Il serpente e l'arcobaleno, al remake in chiave "consumismo frenetico" de L'alba dei morti viventi realizzato da Zack Snyder, penso all'originale e divertente rivisitazione australiana di Undead e alla lotta contro il tempo di World War Z, che - distaccandosi profondamente dall'omonimo libro di Max Brooks - si concentra sulla vastità dell'impatto mondiale dell'epidemia e sul mondo di sconfiggerla.

Penso all'introduzione della tematica storia con Dead Snow (la più letale combinazione possibile: zombie nazisti), al primo abbozzo di mix con commedia e teen drama con Il ritorno dei morti viventi, a Planet Terror, al classicone Re-Animator, a The Horde e al bizzarro (ma originale) Fido.

La produzione cinematografica sugli zombie è tanto variegata quanto ricca di insidie. Il consiglio è quello di stare alla larga dai titoli che si distaccano troppo dalle caratteristiche peculiari dello zombie-movie, a meno che non si tratti di autori e produzioni di un certo livello (vedi il riuscito Warm Bodies, che trasferisce il teen drama e il romance in una nuova versione - cosciente - di zombie con senso dell'umorismo).

I film riusciti, in ogni caso, sono moltissimi (impossibile citarli tutti qui). Le commistioni con gli altri generi, quando le caratteristiche-base degli zombie sono le solite, di solito rappresentano gli esperimenti più divertenti. 

In London Zombies tocca ai vecchietti di un ospizio "scappare" dai morti affamati, mentre Contagious esplora il lato emotivo e famigliare dell'apocalisse zombie e il sottovalutato Rammbock usa i farmaci per sedare i cannibali.

La saga di REC (limitatevi all'originale, tralasciando il remake americano) introduce declinazioni interessanti, così come I famelici, uno fra i più interessanti titoli recenti insieme a The ReZort, che mette in scena il tentativo post-apocalittico di trasformare gli zombie in una risorsa economica. Potete immaginare come andrà a finire...

E ancora: Pontypool secondo me è una delle (ampie) variazioni sul tema più efficaci, mentre i classici abbondano. Da Zombi 2 a Paura nella città dei morti viventi, da Splatters - Gli schizzacervelli a Braindead.

Avrete notato che mancano anche titoli molto famosi. C'è un motivo: sono tratti da videogiochi altrettanto celebri...

Resident Evil e i giochi sugli zombie

La saga cinematografica di Resident Evil, ispirata ai fortunati (e terrificanti, provare per credere) omonimi videogame, è stata interpretata da Milla Jovovich.

Quella di Resident Evil è probabilmente la saga di videogiochi a tema zombie più famosa di tutti i tempi, con i suoi moltissimi capitoli e le sue sotto-serie (Revelations, Outbreak, Chronicles...), non può non esservi capitata fra le mani almeno una volta, se avete avuto almeno una console. Anche perché sono in giro da oltre vent'anni.

Ma ci sono moltissimi altri giochi tematici. Per esempio la serie di Dead Rising, che a me diverte moltissimo perché ti permette di essere creativo nell'eliminare gli zombie (all'interno di un centro commerciale moderno, guarda caso) arrivando a mettere in salvo i sopravvissuti rintanati nei vari negozi.

Andando decisamente più indietro nel tempo, ricordo sempre con affetto House of the Dead, che - all'epoca delle sale giochi - ti permetteva di sparare contro gli zombie e di giocare in coppia avanzando di livello in livello dopo aver sconfitto il classico mostro alla fine di ogni capitolo.

E ancora: Plants VS Zombies, Dead Island, The Last of Us, Dead Space, Forbidden Siren, Left 4 Dead, Days Gone, Dead Nation, State of Decay... Ovviamente i videogiochi, come nei film, i titoli sono moltissimi e molto variegati.

Imperdibili anche le avventure a tema tratte da The Walking Dead e quelle che hanno ottenuto modalità dedicate all'interno di saghe famosissime e giocatissime, come nel caso di Call of Duty e la modalità zombie in World at War.

Appassionante e avvincente DayZ, in cui si deve sopravvivere agli zombie ma anche agli altri giocatori, curioso Dying Light (zombie e parkour. Davvero).

Ce n'è davvero per tutti i gusti, e a quanto pare il genere è tutt'altro che in via di abbandono da parte dei principali produttori: l'avventura continua. Sempre più spaventosa...

Resident Evil

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