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The Departed: i segreti del finale del film di Martin Scorsese

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Leonardo DiCaprio e Matt Damon sono due facce della stessa medaglia in The Departed - Il bene e il male. Ecco la spiegazione del finale del film.

DiCaprio, Damon, Scorsese e Nicholson nella foto di gruppo

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Un gangster movie nervoso e dai contorni indefiniti, imbrattato da litri di sangue come impone la tradizione. Un'altalena di tradimenti e menzogne forte di un pathos narrativo incalzante su cui aleggia, nitida, l'ombra di Infernal Affairs e del cinema di Hong Kong.

Solo la mano scaltra di Martin Scorsese (unitamente alla penna intelligente di William Monahan) poteva evitare all'operazione The Departed - Il bene e il male l'etichetta di mero remake. Ambientazione stravolta, ambiguità di fondo e caratterizzazione dei personaggi ancor più accesa che nell'originale: il film dal cast all star - da Leonardo DiCaprio a Matt Damon passando per il boss Jack Nicholson - va al di là di operazioni sotto copertura e sparatorie, facendosi ambizioso racconto della natura umana, malvagia o virtuosa che sia.

DiCaprio in una scena del filmHDWarner Bros. Pictures

Al regista cresciuto nella "Little Italy" newyorchese interessa esplorare le frontiere della dicotomia Bene/Male, le zone d'ombra in cui le due estremità si contaminano a vicenda, convinto che sia difficile distinguere tra poliziotti o criminali se si ha davanti una pistola carica (una frase, questa, messa in bocca al mefistofelico Frank Costello di Nicholson nell'incipit del film).

Nell'approccio al thriller poliziesco, Scorsese recupera uno dei leitmotiv di Infernal Affairs, quello delle identità cancellate, vere o, piuttosto, presunte. Per il cineasta statunitense si tratta (pure) di trascendere ciò che osserviamo sullo schermo per ribadire un pensiero di più ampio respiro: la violenza è insita nell'uomo ma crescere in un sobborgo malfamato non conduce necessariamente alla delinquenza, così come un distintivo non basta a fare di chi lo indossa un uomo onesto.

The Departed è la storia di due bambini della periferia di Boston radicati in un quartiere controllato da mafiosi italoamericani e irlandesi. Il primo dei due, Colin Sullivan (Damon), finirà nelle grazie del boss di zona (Nicholson) finendo per infiltrarsi nella polizia con lo scopo di anticiparne le mosse; il secondo (il Billy Costigan di DiCaprio), forte di un background familiare malavitoso, sceglierà sorprendentemente di lavorare sotto copertura per smascherare proprio il gangster e la sua schiera di tirapiedi.

Scorsese dialoga a distanza con il suo cinema - la scena iniziale, scandita dal monologo di Nicholson e da "Gimme Shelter" dei Rolling Stones, fa venire in mente Quei bravi ragazzi - salvo poi sperimentare sentieri paralleli, pescando ora nel noir in bianco e nero ora nel pulp di stampo oriental-tarantiniano (la scena dell'ascensore è sintomatica a tal punto). Nel mezzo torna il consueto "venerdì di passione" (la droga, le prostitute, le uccisioni) ma le scalate al successo e le rovinose cadute - marchio di fabbrica del cineasta - sono sacrificate in nome di un equilibrio narrativo/poetico che fa somigliare il film ad una scacchiera su cui le forze antitetiche si annullano a vicenda: muoiono buoni e cattivi sotto copertura (Sullivan e Costigan), padri putativi poli opposti (Il Costello di Nicholson e il Queenan di Martin Sheen), criminali e poliziotti.

Il finale di The Departed: la spiegazione

Martin Sheen, Mark Wahlberg e Jack Nicholson sul set del filmHDWarner Bros. Pictures

Dal gioco al massacro di Scorsese, in cui l'intreccio di destini conduce ad un epilogo di volta in volta rimesso in discussione da twist narrativi escogitati dallo sceneggiatore Monahan (l'ascensore, il depistaggio di Sullivan, il sergente Dignam nell'appartamento 711), si salvano in pochi, peraltro unicamente personaggi secondari. Nessuno dei superstiti, però, ne esce pulito. Ma prima di spiegarvi il motivo di tale pianificata carneficina, occorre spendere due parole sul finale ambiguo di The Departed, da noi indicato come il miglior film che annovera nel cast Leonardo DiCaprio.

A chiederselo, in questi anni, sono stati in molti: che significato ha il finale del film di Scorsese? Qual è il motivo che spinge il Dignam di Mark Wahlberg a uccidere a sangue freddo il viscido Sullivan di Matt Damon?

Fino agli omicidi di Queenan e Costigan la pellicola fila via liscia. Dopo che Sullivan riesce a depistare le indagini riuscendo a far archiviare il caso, lo osserviamo far ritorno a casa (porta con sé una busta con del latte e del pane, proprio come nella scena iniziale). All'appartamento 711 trova ad attenderlo, inaspettatamente, Sean Dignam, che in precedenza aveva rassegnato le dimissioni dal Dipartimento di Polizia sparendo sostanzialmente di scena.

Il personaggio di Wahlberg indossa guanti da chirurgo e cuffie copri-suola con lo scopo di non lasciare tracce. Il tempo di un'occhiataccia minacciosa all'ex spia di Costello e Dignam preme il grilletto, centrando in piena fronte Sullivan (per lui stessa morte di Costigan). 

Ma perché Dignam spara a Costigan? È uno dei punti in sospeso di The Departed. Possiamo solo formulare delle ipotesi. Quando Costigan incontra Sullivan sul tetto dell'edificio da cui è volato giù Queenan, l'infiltrato arresta l'agente corrotto ma viene sorpreso dal sergente Brown, da lui stesso chiamato. A quel punto Costigan si rivolge a Brown dicendogli: "Dov'è Dignam? Ti avevo detto di portare Dignam!". È possibile, quindi, che Dignam fosse stato informato da Brown. Ma perché non si è presentato all'appuntamento? È altrettanto possibile che Brown non sia riuscito ad avvisare il suo (ex) superiore. Ma allora, come fa Dignam ad essere sicuro che la talpa di Costello sia proprio Sullivan?

Qui entrano in gioco due fattori: la psicologa Madolyn (Vera Farmiga), in possesso dei nastri audio che inchiodano il suo compagno Sullivan, e il confronto acceso tra Dignam e Sullivan avvenuto al Dipartimento dopo la morte di Queenan, con il primo costretto alle dimissioni dal comandante Ellerby (Alec Baldwin). È ipotizzabile che la donna abbia consegnato le registrazioni a Dignam, il quale dal canto suo avrebbe scelto un modo sbrigativo e definitivo per risolvere la faccenda. Ma il personaggio di Wahlberg potrebbe aver benissimo smascherato il suo ex collega con una serie di ragionamenti logici dal momento che sospettava da tempo di lui (arriva a definirlo uno "spione").

Il modo in cui Dignam riesce a individuare in Sullivan la mela marcia del Dipartimento resta ad ogni modo un buco narrativo (c'è chi ipotizza addirittura che anche Dignam sia una talpa e, di conseguenza, conosca l'identità di Sullivan). Ad ogni modo The Departed si chiude, ironicamente, sulle note di "Sweet Dreams" di Roy Buchanan, con i giusti che cedono ai loro istinti più animaleschi (Dignam avrebbe potuto rivolgersi alla giustizia, ma per uno che "tratta i federali come i funghi" sarebbe stato assai improbabile) e con il marcio che alberga anche negli appartamenti più insospettabili. I ratti sono ovunque, al di là delle apparenze.

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