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MondoFOX a Locarno 70: l’intervista al regista Olivier Assayas

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Il regista francese di Sils Maria e Personal Shopper Olivier Assayas ci ha raccontato la sua esperienza come presidente di Giuria al Festival di Locarno 70 e i suoi progetti futuri.

Olivier Assayas a Locarno 70

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Mancano poche ore a sabato 12 agosto 2017, quando Olivier Assayas consegnerà il Pardo d'Oro al vincitore del concorso internazionale di Locarno 70. Il regista e sceneggiatore francese è stato una presenza fissa del Festival, non solo alle proiezioni della giuria: in molti l'hanno incontrato alla retrospettiva dedicata alla retrospettiva di Jacques Tourneur (di cui Dario Argento ha presentato L'Uomo Leopardo) o nelle sezioni collaterali dedicate al cinema sperimentale. 

Intervista a Olivier Assayas, presidente di giuria a Locarno 70 

Polo bianca immacolata di Ralph Laurent, jeans e giacca trapuntata nera e bianca, Olivier Assayas non ha avuto troppi problemi a confondersi tra la folla e sembra allergico al divismo dimostrato degli attori e colleghi Adrien Brody e Vanessa Paradis, che in giro si sono fatti vedere poco oltre alla cerimonia di premiazione a loro dedicata. Quando si comincia a parlare di cinema risulta da subito affabile, presente ed esperto. Guai però a chiamarlo cinefilo. 

Non mi definirei un cinefilo. Sono un uomo che ama guardare i film ogni tanto, ma la mia vita non ruota attorno alla sala, sono più interessato al reale. Anche da giovanissimo non sono poi andato spesso al cinema, perché vivevo in campagna. I grandi classici li ho scoperti in TV. 

Classici come appunto i film di Tourneur, che qui ha visto e rivisto insieme al pubblico. Assayas sembra il presidente di giuria perfetto per Locarno 70, un festival che ora più che mai è concentrato sul cinema e accoglie ospiti e film in un'atmosfera meno formale e glamour rispetto alle grandi competizioni come Cannes. Anche lui, che qualche anno fa è stato giurato anche a Cannes sotto la presidenza di De Niro, sente la differenza tra i due eventi festivalieri? 

Assolutamente, Cannes è decisamente più formale. Voglio dire, qui il capo sono io, là era Robert De Niro...capisci? (ride) A Cannes è tutto più grande e formale, ma si è persa l'attenzione alla molteplicità di modi e strade di fare cinema. Qui hai davvero la possibilità di vedere film che altrimenti mai vedresti, di toccare con mano cosa sta facendo la nuova generazione di filmmaker, con pellicole che a Cannes non vedresti di certo. 

La sua veste di Presidente di Giuria gli è pesata? Come è andata, ci sono state molte discussioni per decidere chi vincerà il Pardo d'Oro? Lui ride e smentisce tutta la retorica dei dibattiti infuocati, rivelando che la giuria era abbastanza allineata sui film da premiare e si è trattato solo di decidere in concreto chi avrebbe vinto cosa tra i loro favoriti. Ovviamente bocca cucita sui film che più ha amato a Locarno 70, ma ci rivela che il ruolo di giurato in parte gli è pesato:

Essendo il presidente di giuria, ero un po' l'adulto della situazione, quello che doveva incanalare le diverse correnti verso un comune obiettivo, essere responsabile. Preferisco di gran lunga ricoprire il ruolo del ragazzo ribelle del gruppo (ride).

Presto partirà per la Toscana, dove trascorre da tradizione la sua estate: quest'anno per essere a Locarno ha posticipato il suo viaggio italiano, ricongiungendosi con la Svizzera, protagonista del suo intenso e enigmatico film Sils Maria. La pellicola, che ha rilanciato le ambizioni professionali di Kristen Stewart (aiutandola ad uscire dal ciclone Twilight), è infatti ambientata sulle montagne elvetiche. Che rapporto ha un giramondo come Assayas con le Alpi? 

La Svizzera per me che ci sono venuto in vacanza spesso da ragazzino, ha questa ambivalenza d'atmosfere. È misteriosa e rassicurante. Qualche anno fa ero in Svizzera insieme a degli amici appassionati di arrampicata e vidi queste nuvole che correvano veloci sulle alpi. Sils Maria è nato da quell'immagine. 

Atmosfere affascinanti ma anche una grande attenzione al reale e attuale: è questo il cinema di Olivier Assayas, affascinato non tanto dalla tecnologia, quanto dai suoi effetti sulla nostra vita. Nell'ultimo film Personal Shopper ha creato una sorta di ghost story con protagonista una bella e inquieta Kristen Stewart, contattata da una misteriosa presenza via cellulare. 
Non sono affascinato dagli smartphone o dai tablet in sé, rivela Assayas, ma dal modo in cui cambiano la vita e il cinema. Il mio è un medium vecchio e nuovo allo stesso tempo e presto grande attenzione a come le nuove possibilità tecnologiche ci permettano di raccontare nuove storie. Per questo credo che anche e soprattutto le pellicole più sperimentali siano poi nei fatti l'essenza più viva del cinema. Anche Fassbinder e Scorsese erano sperimentali e innovativi al loro tempo, giusto? 

Todd Haynes e Olivier Assayas sul red carpet di Locarno 70HDElisa Giudici
Todd Haynes? Lo stimo molto, ci interessa lo stesso modo di fare cinema

Un nuovo campo di sperimentazione per i registi odierni sembra essere diventata la serialità televisiva, ma lui mette in chiaro categoricamente che preferisce qualche centinaio di spettatori in sala ai milioni di abbonati dei canali via cavo. Per me il cinema è quello che passa su grande schermo e continuerò a girare quello, precisa. Come si riconcilia con lo sbarco della serialità nel cinema stesso, con le infinite saghe dei Marvel Studios? La risposta è sorprendente:

Trovo che di fronte a un livello di sofisticazione eccelso raggiunto a livello di tecnica, Hollywood abbia subito una profonda degradazione del processo di scrittura dei film, che ormai sembrano essere pensati per persone con una soglia di attenzione massima di 5 minuti. Penso che i film Marvel siano di molto inferiori agli stessi fumetti di supereroi, che ho letto con avidità in passato. Apprezzo anche i comics, perché narrano il reale in maniera inventiva. La dimensione cinematografica purtroppo è così sterile, priva di sessualità! Con un'unica eccezione: Christopher Nolan. Ammiro moltissimo il suo lavoro. 

Alla consegna del Pardo d'Onore a Todd Haynes Olivier Assayas ha dichiarato di ammirare molto anche il regista di Carol.

Gli chiediamo dunque se ha avuto possibilità di conversare con lui e ci rivela di essere stato a cena con il collega, che incontrava per la prima volta e con cui ha sentito subito una sorta di feeling: 

Io e Todd facciamo un tipo di cinema molto simile, tutto sommato. Abbiamo le stesse influenze, ci interessano gli stessi temi... più di tutto, ci piace portare su schermo la dimensione glamour di Hollywood e delle storie, amiamo il genere del melodramma.

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